Ritagli di vita: il primo racconto romantico di Cristina Vario

Esce il 26 maggio Ritagli di vita. Una storia senza fine, il primo racconto sentimentale di Cristina Vario.

Una storia nata per caso in una calda estate di tanti anni fa, prima dell’avvento dei telefonini e dei social network, quando un incontro era poco più che affidato al caso e a pochi scambi di promesse che facevano tremare il cuore nell’ansia dell’attesa. Un amore, quello tra Lisa e Saverio, che sarebbe andato oltre il tempo e le distanze. Un amore puro fatto di sguardi, di tocchi e di parole che ritornano a riempire le loro giornate.

Cristina Vario vive e lavora in val Fontanabuona, nell’immediato entroterra che porta dal Tigullio a Genova. Conosciamola meglio con questa intervista.

Chi è Cristina Vario?

Cosa posso dire di me? Caratterialmente introversa, razionale, lunatica e a volte troppo sensibile. La timidezza è sovente mia compagna nella  quotidianità, ma al momento opportuno mi so difendere prendendo le sembianze di un “cactus”, che a dire il vero è la mia pianta preferita! Non mi piace la competizione, non credo che esista il giusto o sbagliato, ma sono le differenze che bisogna  accettare nella nostra vita. Mi piacciono i libri e quando mi capita mi piace trascorrere un po’ del mio tempo libero in una libreria. Amo gli animali e la natura. Socialmente mi piace ascoltare piuttosto che parlare; ascolto volentieri la gente conosciuta o sconosciuta che racconta le proprie avventure e disavventure giornaliere. Adoro i bambini e devo ammettere che spesso sono proprio loro a insegnarmi la sincerità e la gioia! Mi piacciono la danza e la musica, che ascolto volentieri, ma non posso cantare perché sono stonata! E poi che dire… molto forte in me la voglia di scoprire e imparare sempre cose nuove.

Quale importanza ha per te scrivere?

Questa è una domanda che mi porta indietro negli anni, quando già da ragazzina amavo scrivere dando molta importanza alla bella scrittura, che doveva essere ordinata e leggibile. Il mio divertimento era inventare storielle buffe per bambini, gli animali erano spesso i protagonisti e in ognuno dei racconti c’era sempre una morale. Ideare, scrivere e cestinare! Quello è stato il loro destino. Comunque non è facile descrivere le sensazioni che si provano quando ti viene voglia di scrivere: un impulso improvviso e la frenetica ricerca  di carta e penna per dare subito “forma” a quel pensiero che ti assale, afferrandolo prima che svanisca via dalla mente.

Come è nata l’idea per questo racconto?

Come detto, fin da bambina sentivo il bisogno di scrivere, coltivando il grande desiderio che un giorno arrivasse anche per me il momento di pubblicare un libro. Mi sembrava un sogno impossibile, lontano anni luce! Sono trascorsi un po’ di anni da quando ho iniziato la stesura di Ritagli di vita. Non so spiegarlo nemmeno io cosa mi abbia dato l’input; diciamo che è stato un colpo di fulmine,  già da tempo avevo cominciato a tenere a portata di mano block-notes  per prendere appunti  e annotare particolari utili per l’evoluzione del mio progetto. I romanzi d’amore con quel giusto tocco di romanticismo devo ammettere che sono sempre stati i miei preferiti. Il contenuto per la scrittura di questo manoscritto è un po’ un miscuglio di storie e di episodi sentiti raccontare tra amiche o per caso quando mi ritrovo involontariamente a essere partecipe di qualche chiacchiera o pettegolezzo, le parole arrivano alle tue orecchie  e non si può fare a meno di evitarle! Così, rileggendo quegli appunti presi per caso, è nata l’ispirazione per il mio racconto. Questa storia non la trovavo somigliante  a nessuna di quelle che avevo letto o di episodi già vissuti, e mi sono fatta coinvolgere completamente.

Parlaci un po’ dei personaggi.

I personaggi principali di questo romanzo sono Lisa e Saverio. Li ho creati io, mi sono impegnata tanto al punto che quei due li sognavo anche di notte! Lisa è una ragazza esile e fragile, ma con una grande forza dentro che manifesta quando deve difendere l’amore. Durante la vacanze estive scolastiche lavora come baby-sitter, accompagnando una famiglia in una località di mare. Saverio, ragazzo del Sud, allegro e solare con quei grandi occhi scuri, sta trascorrendo gli ultimi mesi del servizio militare in una località vicino a dove lavora Lisa. Un giorno si incontrano per caso, poteva rimanere un’incontro casuale come tanti altri, ma Lisa torna spesso col pensiero a quell’episodio che ha risvegliato in lei sentimenti sconosciuti. L’inizio di una delicata e sincera storia d’amore, sfidando il tempo,  la lontananza e la difficoltà dovuta alla mancanza dei mezzi di comunicazione  tecnologica che hanno a disposizione i ragazzi di oggi.

Quella di Lisa e Saverio è una storia molto delicata e romantica. D’altri tempi. Cosa vuoi trasmettere a chi la leggerà?

È vero, la storia di Lisa e Saverio è molto delicata e romantica, me ne sono resa conto perché sovente vado a rileggere il manoscritto e quando mi “immergo” nell’essenza delle parole mi appassiona sempre leggere l’amore… è emozionante! È proprio da considerarsi un’amore d’altri tempi perché è una storia nata per caso in una calda estate di tanti anni fa (prima dell’avvento dei telefonini e dei social network) quando un incontro tra un ragazzo e una ragazza era poco più che affidato al caso, a scambi di promesse che facevano tremare il cuore per l’ansia per un appuntamento fissato con largo anticipo e confermato solo dalla presenza fisica nel luogo stabilito, e spesso un qualsiasi imprevisto avrebbe potuto determinare l’esito di una storia. L’amore è imprevedibile! Nella vita  non sempre le cose accadono come si vorrebbe. Si potrebbe immaginare una bellissima porta da cui l’amore entra, esce e a volte rientra, provocando gioia o dolore. Bisogna imparare ad accettarlo e viverlo per quello che è! Proteggerlo ma non nasconderlo, soprattutto a noi stessi, e non vergognarsi se si ama o se si vuole bene a qualcuno, senza dare importanza ai giudizi e pregiudizi degli altri. L’amore esiste, esiste sempre! E se è vero che si ha bisogno della vicinanza per baciare la pelle di chi si ha ama, è altrettanto vero che l’amore può baciare l’anima ovunque essa sia!

Lisa e Saverio si incontreranno ancora?

Per adesso non mi pronuncio, ma qualcosa accadrà! Quando sarà il momento, l’ispirazione prenderà forma. Diciamo che è un libro con un inizio senza una fine… voglio lasciare a ogni lettore la libertà di dare un finale diverso. Ognuno volerà con la propria fantasia, libera, come una farfalla!

Intervista a cura di Annalisa Panesi

Dopo queste parole ricche di sentimento e gioia, potrete trovare Ritagli di vita di Cristina Vario in edizione e-book in tutte le librerie online, e presto anche in edizione cartacea!

Intervista ad Aldo Boraschi

Concetta Padula intervista Aldo Boraschi, autore di La voce del geco.

I protagonisti della storia si distinguono sempre perché danno forti emozioni, sembra che acquistino vita  e carattere man mano che la penna del Boraschi fa prendere forma alla storia, la fa evolvere e poi concludere. I personaggi del romanzo instillano una grande impronta emotiva e formativa nel cuore dei lettori, lasciando spazio ad un messaggio interpretativo libero e, perché no, anche soggettivo.

Ne La voce del geco lei ha saputo coniugare l’amore per le scienze, l’antropologia e la letteratura, descrivendoci con disarmante semplicità e schiettezza una grande e profonda storia d’amore, quella tra Giusto e Raimonda. Secondo lei, il “salto” che compie Giusto è un balzo verso il vuoto o verso qualcosa di più grande? E se sì, verso cosa?

La meraviglia di un libro è quella che ognuno di noi lettori può immaginare un finale. Questa catarsi tra libro e lettore è più marcata in alcuni romanzi. Penso che La voce del geco sia uno di quelli. Posso dirle quello che penso io, del finale.

Parto da lontano, se ha pazienza di seguirmi.

Appena uscito il libro, una giornalista di un quotidiano genovese mi chiama e mi dice che ha trovato molte similitudini con il Barone Rampante di Italo Calvino. Per non confessare la mia ignoranza, le ho dato ragione. Non avevo ancora letto il libro di Calvino; l’avevo negli scaffali (mi sono accorto, poi, di averne due copie in due differenti edizioni) ma non avevo ancora trovato il tempo per leggerlo. L’ ho letto e ho trovato una differenza sostanziale. Per Cosimo (protagonista del Barone Rampante)  quella di salire sugli alberi  e non scenderne più è stata una scelta. Per il mio Giusto (mi scusi il pronome possessivo, ma tutti i personaggi che escono dalla mia penna fanno parte integrante di me) quel tetto era l’unica opzione a sua disposizione per vivere. Tutto questo per dirle che non riuscivo a vedere un futuro per Giusto al di sotto di quel tetto. Come non riuscivo ad immaginare Giusto invecchiare su quelle tegole. Lei mi chiede se cercava qualcosa di più grande? Beh, io penso di sì. Poi ognuno di noi darà un nome a quel “qualcosa di più grande”.

In genere, è sempre la donna nella vita e nei romanzi ad assumere il ruolo del personaggio “ideale”, sognatrice, un po’ romantica, l’uomo è più concreto, pratico, razionale, mentre nel suo romanzo si capovolgono le parti. Perché, se c’è un motivo, ha voluto modificare questi cliché letterari?

Lei pensa che il personaggio romantico sia Giusto? Io vedo Raimonda in quelle vesti, tanto che alla fine non si rassegna alla morte di Giusto e lo va cercando per tutti i tetti del mondo, lo accarezza nel vento, lo sente nella pioggia. Romanticismo allo stato puro.

Giusto è circondato da “strani personaggi”, soli ed emarginati. Gli “ultimi” nel suo romanzo affrontano in modo diverso la solitudine, come? Tra Giusto e Raimonda, chi tra i due è più solo, e perché?

Giusto ha creato un suo micro mondo su quel tetto. Potremmo dire che si tratta  di un’unione di solitudini che, alla fine, si è dimostrata  tanto perfetta quanto fragile. Uscito di scena Giusto, tutto è andato in mille pezzi.

Lungo tutto il prosieguo del racconto, il cielo e la terra si toccano, si fondono, si confondono oppure continuano ad alternarsi, a contrapporsi, ad evitarsi. Ci chiarisca meglio.

Quante volte abbiamo detto: vorrei essere su un’isola deserta  e non vedere nessuno? Tutti, almeno una volta nella vita, lo hanno pensato. Nella Voce de geco  non c’è né cielo né terra. C’è un concetto di non contaminazione con il mondo, di non appartenenza. È quello stare “sopra” che affascina in questo libro. È quella distanza minima con il cielo, con Dio, che accomuna il lettore con le pagine.

Senza svelare il finale, qual è il vero messaggio che ha voluto lanciare in modo diretto al suo pubblico di lettori? E quello indiretto?

La voce del geco è un libro aperto. Il messaggio, la chiave di lettura, è da ricercarsi in ognuno di noi.

Grazie a Concetta Padula per questa intervista e ad Aldo per le sue risposte attente.

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