Bambina - Francesca Vera Romano

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Bambina è un’opera complessa, multiforme che mira a coinvolgere il lettore in un’esperienza sinestetica ed emotiva. Le parole sono immagini, evocano immagini, emozioni, sensazioni universali in cui il lettore può riconoscersi, sono alfabeti parlanti per l’anima. Bambina è un crescendo che parte dall’emotività più pura e palpitante, basata sul sangue e la lacrima, sulll’umidità di un filare di vigneti per passare alla riflessione sul corpo come cassa di risonanza, un corpo consapevole, un corpo dove il dolore è impresso e marcato in ogni costola, un corpo che man mano tende alla rarefazione, alla scarnificazione per poi giungere al silenzio ed esprimere il dolore rielaborato con la parola troncata, minima, che lascia al lettore ampio margine interpretativo.

Francesca Vera Romano nasce a Venosa il 01/08/1982. Antropologa appassionata di scrittura e teatro, si avvicina poco più che ventenne alla poesia e al teatro. Alla continua ricerca di sperimentazioni letterarie, scomposizioni della parola, dissezioni spietate dell’animo umano, trova la sua espressione privilegiata nella poesia che definirà come luminosa decodifica dell’assurdo. Nel 2007 La sua poesia Settecento viene selezionata per essere inserita nell’antologia di poeti emergenti Navigando tra le parole da una giuria composta da poeti contemporanei la cui presidentessa è Alda Merini ed edita dalla casa editrice Nuova Clio Mursia. Incoraggiata da questo successo continua nella scrittura sia di poesie che di monologhi per il teatro. Ha pubblicato per il gruppo L’Espresso tre raccolte di poesia: Raccolti di Fiori (2012), De Errore (2013) e Ore di Silenzio (2014).

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Bambina è un’opera complessa, multiforme che mira a coinvolgere il lettore in un’esperienza sinestetica ed emotiva. Le parole sono immagini, evocano immagini, emozioni, sensazioni universali in cui il lettore può riconoscersi, sono alfabeti parlanti per l’anima. Bambina è un crescendo che parte dall’emotività più pura e palpitante, basata sul sangue e la lacrima, sulll’umidità di un filare di vigneti per passare alla riflessione sul corpo come cassa di risonanza, un corpo consapevole, un corpo dove il dolore è impresso e marcato in ogni costola, un corpo che man mano tende alla rarefazione, alla scarnificazione per poi giungere al silenzio ed esprimere il dolore rielaborato con la parola troncata, minima, che lascia al lettore ampio margine interpretativo.

Francesca Vera Romano nasce a Venosa il 01/08/1982. Antropologa appassionata di scrittura e teatro, si avvicina poco più che ventenne alla poesia e al teatro. Alla continua ricerca di sperimentazioni letterarie, scomposizioni della parola, dissezioni spietate dell’animo umano, trova la sua espressione privilegiata nella poesia che definirà come luminosa decodifica dell’assurdo. Nel 2007 La sua poesia Settecento viene selezionata per essere inserita nell’antologia di poeti emergenti Navigando tra le parole da una giuria composta da poeti contemporanei la cui presidentessa è Alda Merini ed edita dalla casa editrice Nuova Clio Mursia. Incoraggiata da questo successo continua nella scrittura sia di poesie che di monologhi per il teatro. Ha pubblicato per il gruppo L’Espresso tre raccolte di poesia: Raccolti di Fiori (2012), De Errore (2013) e Ore di Silenzio (2014).

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