Vi sono storie d’amore destinate a non nascere mai. Granelli di polvere, corpuscoli infinitesimali che marciano invano contro il vento solare, micromondi che viaggiano su orbite parallele, astri lucenti che si incrociano di continuo senza guardarsi mai in faccia. Per Ray e Luna è esattamente così: poli opposti che si attraggono per magnetismo, si respingono per caso. Ma esiste veramente il caso? O è solo ignoranza delle cause profonde, vana pretesa di azioni senza conseguenze, un occhio chiuso su influenze impercettibili ma determinanti? Già, perché a tifare per loro, e a manipolare le loro tensioni, stavolta scende il campo l’universo stesso. L’amore come non l’avete mai letto: dal punto di vista dell’eternità. E da quello eccentrico e anticonformista di Zera Messier, nomade spaziale e abile tessitrice di destini.

Chi è veramente Zera Messier? Qual è la sua magnitudine apparente, quanto della sua personalità è materia oscura? Parlaci un po’ di te.

Come faccio a parlare di me quando io stessa fatico a riconoscermi? Nella testa ho un castello che vaga per aria, tra le nuvole. Sono un tale continuo mutamento… quel poco che so adesso è come perda la facilmente la testa per il cinema o un cane incontrato in strada; non riesco a scegliere una canzone, un film né un libro da ritenere preferito. Spesso mi danno della pazza o della donna con le palle, ma è solo perché non sopporto certe cose e mi sento in dovere di farle presenti se non di metterle a posto di persona. Di fondo penso proprio di avere una mentalità piuttosto mascolina, che seppur utile tendo a limare con la metà peggiore e femminea a cui piacciono gli unicorni glitterati e si sta appassionando al trucco (sono una vera frana, però è divertente) e perché no, pure i musical in teatro. Da qualche anno cucire, realizzare cosplay è diventato il mio hobby principale e modestamente sono pure diventata bravina, soprattutto con la macchina da cucito, e lo dico da autodidatta; la colpa è tutta da attribuire ai bellissimi cartoni animati e anime di cui non riesco proprio a fare a meno. Di recente ho anche scoperto il piacere di restaurare mobili e ringrazio la mia vena creativa altamente adattabile per questo. Di sicuro amo gli animali, sono anche vegetariana, e se dovessi reincarnarmi in qualche bestia spero solo di rinascere lupo o tigre. Ammetto di avere la parolaccia facile ma di questi tempi è quasi curativa, quasi quanto viaggiare in Europa. Mi domando che effetto farà giungere in Giappone e alle isole Hawaii, che spero diventino mete non troppo lontane. Sapete, si dice che quest’ultime vantino del più bel cielo stellato, e le stelle sono la ragione per cui trovo bellissimo questo mondo, la luce che perfora l’oscurità, come una parte del mio passato. Il mio portafortuna, l’ho persino tatuato. Per il resto, la mia vita è fatta di stress continuo, d’altro canto non amo la tranquillità, per me ogni giorno deve valere la pena di essere vissuto con qualcosa di nuovo se possibile.

Da dove nasce lo spunto astronomico e galattico della tua opera?

Presumo di avere una forte percezione del mondo in sé come entità singola, proprio come se si trattasse di un gigante con fattezze umane che respira e si incavola, per non parlare di tali paranoie da convincermi che esso mandi spesso e volentieri dei segnali e ci aiuti nei momenti cruciali della nostra vita. Un po’ come il karma, che è ugualmente fondamentale. Mi ritengo un’osservatrice e un’ascoltatrice da non sottovalutare e, non a caso, mi è capitato più volte di essere incalzata da cose che forse a un occhio meno vigile possono apparire come sciocchezze e banalità, eppure durante quei momenti di confusione ecco che sbucava alla radio una canzone il cui testo prendeva in esame il mio stesso problema e forse anche la soluzione, o perlomeno un buon consiglio. Altre invece sono incappata in un libro, un film, una fotografia, un gatto o semplicemente mi sono state offerte le condizioni giuste per riflettere senza intrusioni e comprendere sfumature anche sottili.

Di’ la verità: quanto di te c’è nella protagonista, Luna?

Di fatto amo spargere pezzettini di me un po’ dappertutto, sia tra i personaggi femminili che tra quelli maschili. Nel caso di Luna sono certa di aver messo a disposizione la stessa fastidiosa attitudine a spronare gli altri a fare cose che non vorrebbero ma dovrebbero, specie se c’è in ballo la felicità, ma non sempre è un’impresa facile, anzi per niente. Senza alcun dubbio siamo entrambe testarde e un po’ pazzerelle, difficile scomporci e metterci seriamente in imbarazzo, ci piace cadere in piedi e per riuscirci siamo disposte a fare anche il triplo carpiato.

Passiamo a Ray. È certamente una figura maschile forte, d’impatto, controversa, ma anche ricca di fragilità inattese e di punti ciechi. L’uomo che tutte le donne vorrebbero o la materializzazione di un incubo?

Ray non è né l’una né l’altra cosa. Semplicemente, nemmeno lui sa cosa desidera essere e cosa vuole realmente. Nella sua psiche, è un ragazzo incompleto, oserei dire persino immaturo sotto certi aspetti e che in un certo senso non sa porsi le domande giuste. Quando trova una via facile da seguire la prende senza rendersi mai conto che gettare via se stesso non porta che al punto di partenza e gonfia solamente la sua vanità esaltata da continui elementi esterni e superficiali. Il suo peggior difetto dipende dal fatto che tende a perdersi facilmente nelle emozioni e si lascia sopraffare perdendo così il controllo, come dimostra in svariate occasioni. Senza una palla al piede a rallentarlo finisce per commettere l’ennesima scelta sbagliata e nemmeno ci fa caso. Ed è per questo che ha bisogno di Luna, se non ci fosse lei a dargli motivo di confrontarsi con quei sentimenti estremizzati, di certo da solo non lo farebbe. 

La tua precedente opera è un giallo psicologico venato di soprannaturale. Ravvisi delle affinità stilistiche con La polvere nel cosmo o hai voluto segnare un cambio di passo e di genere definitivo?

Ad essere sincera, quei due sono come l’acqua santa e il diavolo. L’idea è quella di provare un po’ tutto. Ad ogni genere il suo stile, ad ogni genere una personalità (ne ho multiple) e uno stato emotivo assegnato, cioè quello che mi porto dietro nel periodo di stesura, inoltre mi diverte un sacco mescolare i generi e diversificarli. Durante La polvere nel cosmo ho giusto pensato: amore e scienza fanno a pugni da tempo immemore. Proviamo a metterli d’accordo. O a fare qualcosa del genere e ugualmente improbabile. Quindi non posso proprio dire se sceglierò un genere fisso, ma di sicuro per adesso mi mostrerò decisamente camaleontica.

Domanda da un milione di dollari: siamo solo polvere nel cosmo, secondo te? Qual è il ruolo, la potenzialità e l’aspirazione dell’essere umano odierno? Abbiamo definitivamente smarrito la nostra centralità, se mai l’abbiamo avuta?

Partendo dalla premessa che non ho granché stima della mia stessa razza, penso proprio di sì, e qui entra in scena il mio cinismo rodato. Come singoli continuiamo a ignorare le nostre capacità e a sottovalutare fin dove è possibile spingerci e quanto siamo disposti a oltrepassarlo. È infatti prerogativa di ogni mio libro mettere qualcosa di scioccante, che infastidisca il lettore perché scomodo, in modo da mettere in moto quella parte assopita nel bel mondo che non esiste. Davvero, possiamo fare di meglio e riprenderci uno scopo, soprattutto ritrovando un senso all’amore che sta andando allo sfascio e non limitarci a figliare con il primo che capita per poi ritrovarci con più di tre padri o madri diversi per ogni erede in famiglia (scusate se è più uno sfogo personale). Ho voluto farne esempio scrivendo: «Non si può amare una persona senza avergli mai parlato!», «Se per questo alcuni credono di amarsi e si parlano tutti i giorni».

Progetti futuri?

Tantissimi. Troppi. Or ora sto giusto facendo i conti con un nuovo progetto che richiede enormi dosi di delicatezza oltre che di restare vigile, questa benedetta psiche è una mina inesplosa ancora attiva. Non voglio anticipare nulla altrimenti la maledizione ricadrà su di me e di questa storia non si avrà più niente da fare. Come dicevo prima, paranoie. Ma posso dirvi che porterò in vita qualcosa di fantasy e qualcos’altro di comico, da qualche parte ci ficcherò pure dello steampunk, poi… si vedrà.

Intervista a cura di Daniele Pollero

Zera Messier: nomade spaziale e abile tessitrice di destini

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