Tra una settimana uscirà in tutte le librerie online Cenere, un romanzo crudo e insieme delicato, che si muove con coraggio sul filo della responsabilità che ci lega agli altri abitanti del nostro pianeta e alla loro dignità. Noi abbiamo intervistato la sua autrice: la veneta Giulia Baroni!

Giulia Baroni: mamma a tempo pieno, animalista convinta, autrice che spazia fra diversi registri. Come riesci a far convivere tutte queste anime? Hai un segreto?

Nessun segreto, anzi… sono piuttosto disordinata e disorganizzata! Quello preciso e inquadrato, in casa, è mio marito. Il mio motto è: “io speriamo che me la cavo”, e fino ad oggi me la sono cavata. Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, non sono mamma a tempo pieno, sono semplicemente in maternità. Tra poche settimane tornerò al lavoro. Diciamo che gli impegni sono tanti, la volontà molta e il tempo sempre meno, quindi ho dovuto e voluto ridimensionare alcune cose, senza rinunciarvi del tutto.

Cenere è un romanzo i cui intenti sono ben chiari fin da subito, dalla nota iniziale sulla legislazione italiana in merito alla vivisezione, che dichiari di aver modificato per scopi narrativi. In che termini e in che misura l’hai modificata? L’Italia è un paese all’avanguardia da questo punto di vista? O, come troppo spesso accade, faremmo bene a prendere esempio dall’estero?

Questa è una domanda fondamentale e ti ringrazio di averla posta. La nostra legislatura in merito al tema vivisezionista è in continua evoluzione, ma il mio romanzo è stato scritto qualche anno fa ed ero consapevole che lui, invece, non si sarebbe evoluto di pari passo. Scripta manent, come si suol dire. Per quanto riguarda il nostro Paese nello specifico, bisogna ammettere che tutto sommato non siamo il fanalino di coda in merito al tema animalista, anche se non possiamo nemmeno dire di essere “all’avanguardia”. Attualmente nessuno stato lo è, quindi no, non possiamo né dobbiamo prendere esempio dall’estero dove, in molti casi, la situazione è ancora più preoccupante. Quello che dobbiamo fare è prendere coscienza di certe situazioni, italiane e non, tenerci informati, informare e impegnarci affinché ciò che non funziona torni o cominci a funzionare a dovere.

Alice Mivato è una protagonista tosta, determinatissima, inflessibile, diretta allo scopo, che decide di arruolarsi in ELA per adempiere a una missione di vita. Ma anche una protagonista dal passato oscuro e spiccate doti umane. Quali sono i parallelismi con la sua autrice?

Alice è bel mix di quello che sono, quello che non sono, quello che sarei voluta essere, quello che non vorrei mai essere. Un bel puzzle che a volte nemmeno io sono in grado di sistemare.

Il cane di Alice è Cody, l’altra metà del suo cuore, più affidabile di qualunque uomo. Chi è il tuo Cody?

Il mio Cody è… Cody! Eh sì, il mio peloso più anziano e malato, con un lungo passato da randagio, una breve vacanza al canile e finalmente una meritata pensione nel mio giardino. Non è solo, a fargli compagnia c’è la giovane Giusy, coinquilina di box al canile.

Colpisce fortemente, all’interno del romanzo, la descrizione delle perreras, i canili municipali spagnoli che fungono da vero e proprio braccio della morte per i malcapitati ospiti. L’ennesima barbarie tipicamente umana? Cos’è possibile fare, concretamente, per contrastare quest’orrore?

Purtroppo le perreras sono una realtà terribile e non abbastanza conosciuta, si trovano in Spagna ma anche da qui possiamo fare, e tanto. Colgo grata quest’occasione per far sapere che esistono tanti volontari italiani e non, che compiono veri e propri miracoli per salvare cani e gatti da morti orribili e ingiuste trovando loro casa in tempo record nel nostro Paese. Una veloce ricerca sul web vi porterà a scoprire una realtà difficile da accettare. Se non ve la sentite di vedere con i vostri occhi quello che accade nella tanto vicina e tanto lontana Spagna, ma volete comunque rendervi disponili a salvare una creatura destinata alla camera a gas, contattatemi! Vi girerò molto volentieri i recapiti della splendide donne e degli splendidi uomini che ogni giorno lottano per salvare decine di vite.

Cenere - Giulia Baroni

Non solo cani e gatti, però: in Cenere c’è posto anche per bizzosi cavalli e vivaci scimmiette. Anche tu hai paura dei cavalli, come Alice?

In realtà no, non ho paura dei cavalli, ma provo un certo ribrezzo per topi, ragni e parenti e affini di queste creature. Ad avere paura dei cavalli è la mia “compagna di merende animaliste”, Giovanna, ed è lei ad avermi ispirata. Credo che sia tutto sommato comune avere una grande vocazione o passione ma trovarsi tramite essa a dover gestire un conflitto di qualche tipo, una paura, un ostacolo generato da noi stessi. Tutto può essere affrontato, non necessariamente dobbiamo farlo da soli. Nessuno ci giudicherà per questo, e se qualcuno lo farà il problema è solo suo. Noi siamo umani, no?

Alice Mivato è una grande lettrice, che ricava sempre qualcosa di prezioso da quello che legge: da It di Stephen King, ad esempio, ha imparato ad affrontare le proprie paure. Quali sono le tue fonti, e quali gli altri messaggi che hai voluto trasmettere al lettore?

Le mie fonti letterarie sono innumerevoli, anche se devo dire che ho una predilezione per la straordinaria capacità di scrittura di Saramago. Quando lessi Cecità pensai che se al mondo esisteva un libro in grado di cambiare il mondo era proprio quello. Il mondo non cambiò, quindi i casi sono due: o il mondo non può cambiare, o un libro in grado di farlo deve ancora essere scritto. Ovviamente mi auguro sia buona la seconda, anche se fatico a capacitarmi della possibilità che esista un altro talento come quello di Saramago. Con Cenere non ho certo la presunzione di voler cambiare il mondo, non ho nemmeno una chiara visione di un mondo perfetto, ma spero di poter fornire qualche spunto per migliorare alcune situazioni difficili o addirittura intollerabili.

Xavier è forse il personaggio più in rilievo del romanzo: misterioso e ambiguo, si distanzia dal classico stereotipo dell’antagonista irriducibile grazie alla sua grande disciplina e al suo “amore duro” nei confronti di Alice. Parlaci un po’ di lui.

C’è una costante in quasi tutti i miei (pochi) romanzi: creo un personaggio che inizialmente doveva essere del tutto marginale e che poi prende il sopravvento e diventa una pedina fondamentale per l’evoluzione della storia e del protagonista. Xavier ne è un esempio. Inizialmente doveva solo creare qualche diversivo, essere semplicemente uno degli ostacoli da far superare ad Alice nel corso del romanzo. Ma il suo ruolo è mutato diventando non un problema, bensì una soluzione, un appiglio, un esempio per la ragazza. Perché Alice commette molti errori, e la buona fede non basta a rimediare.

Molto interessante anche il legame di affetto, un legame che non esiterei a definire omosessuale, che hai voluto inserire fra Carmen e Celine, le due colleghe di Alice. Il pensiero di Giulia Baroni sull’argomento, anche in riferimento – inevitabile – alla situazione italiana?

Il mio pensiero è che l’amore è amore indipendentemente dalla forma con la quale lo si esprime e dalle parti coinvolte. Non c’è amore di serie A e di serie B. L’amore vero è quello che non crea conflitti, li appiana. Quello che non discrimina, accoglie. Punto.

Cosa vedi nel tuo futuro? I tuoi prossimi progetti?

Nel mio futuro vedo: un altro figlio (magari!), altri romanzi (da leggere e da scrivere), corse forsennate per coniugare lavoro-famiglia-amici-passioni, la gioia e la soddisfazione oltre a una non sottovalutabile fatica nel compiere tutto questo e altro ancora.

Intervista a cura di Daniele Pollero

Una vita per la famiglia e per gli animali: lei è Giulia Baroni, il suo e-book è “Cenere”
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