Il 6 febbraio 2015 ricorreva il cinquecentesimo anno dalla sua morte.

Di chi stiamo parlando?

Il protagonista del post di oggi è Aldo Manuzio.

Un nome che a molti non dirà niente.

E se vi dicessimo che è stato un grande umanista, un tipografo di grande prestigio e il maggiore editore del Rinascimento?

“500 anni fa, roba vecchia, per pochi.”

In realtà si tratta di un uomo che ha rivoluzionato la storia dell’ editoria e della tipografia con innovazioni che sono arrivate fino ai nostri giorni (ed è nato tra il 1449 e il 1552).

La sua ambizione principale fu quella di preservare dall’oblio la letteratura e la filosofia greca, nonché la letteratura latina, diffondendone i capolavori in edizioni stampate. Aristotele, Tucidide, Erodoto, Cicerone, Sofocle, Catullo, Virgilio, Omero… Avete presente? (Fin troppo bene, penseranno gli studenti presenti e passati del liceo classico).

Come sede per compiere quest’ambiziosa missione scelse Venezia, nel suo momento di massimo splendore. Vi si insidiò con la sua tipografia intorno al 1490 e mise in pratica  una rivoluzione nelle tecnologie della comunicazione le cui conseguenze sono durate fino ad oggi. Tutto questo nasce da una profonda convinzione:

Solo i “buoni libri – scriveva – spazzano via una buona volta la barbarie”.

I libri e l’educazione sono da considerarsi una risorsa fondamentale per l’umanità. Non a caso, fu proprio Manuzio a rendere il libro lo strumento più efficace per l’accumulo e la trasmissione delle conoscenze umane degli ultimi cinque secoli e a metterlo a disposizione dei popoli dell’Europa.

Egli fu il primo editore moderno e si avvicinò al libro con in mente un preciso e coerente programma culturale consistente nel recupero del grande pensiero greco e degli strumenti linguistici necessari  per affrontarlo. Così, Manuzio definì  il canone filosofico e scientifico dei testi su cui l’educazione degli Europei si sarebbe dovuta basare, a partire da Aristotele e Platone.

Inoltre, come inevitabile conseguenza di questo intento, dedicò molta attenzione anche al libro inteso come strumento e oggetto. Si devono quindi a Manuzio la comprensione piena delle potenzialità della stampa e l’ideazione di quei dispositivi che hanno reso il libro quello che è sostanzialmente rimasto sino ad ora.

Infatti la sua principale preoccupazione fu di mantenere altissima la qualità delle sue edizioni, che non a caso sono considerate degli autentici tesori dai bibliofili. I libri stampati da Aldo Manuzio quasi cinque secoli fa ancora oggi suscitano interesse e meraviglia. Le circa 130 edizioni in greco, latino e volgare da lui pubblicate in 20 anni di attività sono tuttora studiate in tutto il mondo.

Parlando delle innovazioni che sono arrivate addirittura ai giorni nostri, Manuzio è considerato l’inventore del carattere corsivo, usato per la prima volta nel 1501 per la sua edizione di Virgilio. Il primo esecutore fu proprio l’incisore dell’officina di Aldo, Francesco Griffo. Il corsivo diventò tanto celebre che da allora fu imitato ovunque e da tutti.

Arriviamo a un punto forse dolente per molti scrittori e aspiranti autori di bestseller. A Manuzio dobbiamo la definitiva sistemazione della punteggiatura. Impiegò per la prima volta nella forma odierna il punto, la virgola, l’apostrofo e gli accenti. Inoltre fu l’inventore del punto e virgola.

Manuzio fu anche il primo a utilizzare gli indici, editare il libro con la numerazione su entrambi i lati delle pagine, e ancora il primo a pubblicare il catalogo delle proprie edizioni. Quest’ultima innovazione fa di lui un inventore e precursore perfino nel campo della pubblicità editoriale.

Aggiungiamo un altro primato. Manuzio fu il primo a introdurre il cosiddetto formato in ottavo, ovvero un formato di dimensioni minori e molto più maneggevole rispetto ai manoscritti e incunaboli dell’epoca. Le edizioni “aldine” (così venivano chiamati i suoi volumi) furono quindi i precursori delle odierne edizioni tascabili. Per la prima volta i libri erano leggeri e, soprattutto, trasportabili.

Non si considereranno mai a sufficienza le rivoluzionarie conseguenze dell’adozione del formato in ottavo: portarono i libri fuori dagli studi e favorirono la diffusione della lettura tra le donne e gli uomini che non intendevano lo studio come attività esclusiva o prevalente.

Manuzio, grazie all’inserimento di tutti i sistemi che consentirono di orientarsi meglio nella lettura, fu il creatore della lettura disimpegnata, di nuovi lettori e nuove abitudini culturali.

A cura di Giulia Di Re

Un salto nella storia: Aldo Manuzio, il padre dell’editoria moderna
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