Tra qualche giorno uscirà Campo di Concentramento Senza Lacrime, una storia sorprendente sulla manipolazione delle coscienze, che vi trascinerà in un mondo fatto di ansia, realtà occulte e complotti. Oggi vi presentiamo il suo autore, Sergio L. Duma.

Chi è Sergio Duma?

Sono nato e vivo a Galatina, nel cuore del Salento, e sono una persona sostanzialmente tranquilla con un ritmo di vita piuttosto metodico. Ho un’esistenza nel complesso normale ma ho sempre fantasie folli e visionarie che uso nelle opere che scrivo. Non so perché questo avvenga e non mi pongo nemmeno troppi problemi al riguardo. Mi limito a prenderne atto.

Quali sono le tue passioni oltre la scrittura?

Adoro qualsiasi forma di creatività. Il cinema è una delle mie grandi passioni e vado pazzo soprattutto per David Lynch, uno degli artisti che più ammiro in assoluto. Sono un grande estimatore di serial televisivi e attualmente tra i miei preferiti annovero The Leftovers, Banshee e True Detective. Ascolto molta musica, sin da quando ero adolescente. Apprezzo il punk e il post-punk anni Ottanta, l’elettronica dei Kraftwerk e dei loro epigoni, l’industrial di band stile Nine Inch Nails e così via. Per quanto concerne le arti figurative, ho una spiccata predilezione per i surrealisti. I paesaggi onirici di Ernst e di Dalì mi hanno sempre suggestionato. Leggo pure fumetti, specialmente americani, e ho un debole per la scuola britannica di autori come Alan Moore e Grant Morrison.

Da dove nasce l’idea di Campo di Concentramento Senza Lacrime?

Tutto è partito proprio da questa definizione. Fu coniata da Aldous Huxley, lo scrittore di Brave New World, che la usò per indicare una specie di dittatura soft. Secondo lui, i popoli possono essere agevolmente controllati, manipolati e sottomessi, dando loro l’illusione di essere liberi, condizionandoli con i mezzi di comunicazione, la falsa informazione e il consumismo. Bisogna ricordare che Huxley, al pari del fratello Julian, faceva parte di un’élite composta da politici, imprenditori, scienziati e artisti che vedevano di buon occhio il controllo dei popoli. A loro avviso, Hitler e Mussolini avevano sbagliato poiché la loro dittatura era palese e basata sulla violenza e sulla prevaricazione. Era invece molto più efficace controllare le masse in maniera più sottile. Partendo dunque da questo concetto, ho pensato al romanzo e mi sono sforzato di descrivere, in chiave surreale, uno stato di controllo delle coscienze che mi sembra ormai evidente nella nostra società, con il pretesto di un thriller.

Un thriller che in realtà è molto di più:  ci sono elementi horror, suggestioni alla Philip K. Dick e influssi in stile Twin Peaks e X-Files. Dicci di più.

Hai detto bene. Campo di Concentramento Senza Lacrime non è classificabile in un genere preciso. È una commistione di generi. Qualcosa che potremmo definire Avant-Pop, secondo la formula coniata dal critico Larry McCaffery. Negli ultimi anni, infatti, ho amato molto scrittori come David Foster Wallace, Stephen Wright o Mark Leyner, giusto per citare qualche nome, le cui opere sono un mix di vari elementi. Le cose che di solito scrivo possono essere incluse in due categorie: quelle dichiaratamente di genere e quelle che sono appunto un amalgama di sci-fi, thriller, noir e così via. In questo romanzo volevo descrivere situazioni differenti allo scopo di incuriosire il lettore senza annoiarlo, accomunate però da una sottile, costante tensione. Le influenze di Twin Peaks, già di per sé un mix di generi, è evidente sin dal principio. L’immagine di Debora che cammina alle prime ora dell’alba, emergendo dalla nebbia con gli abiti laceri, fa venire in mente la sequenza di Ronette Pulasky nell’episodio pilota di Twin Peaks. È da quell’immagine che sono partito e l’ho collegata alla definizione del titolo. L’influenza di Philip K. Dick si sente forse nel personaggio di Silvio con la sua paranoia e nelle macchinazioni della strana organizzazione che ha preso di mira gli abitanti di Monteneve. Dick è un altro scrittore che ammiro e non c’è da stupirsi se ne sono stato influenzato. E forse c’è anche qualcosa di X-Files e ciò ci riconduce alla mia passione per i serial televisivi.

Come hai dato vita ai tuoi personaggi?

Non c’è stato nulla di organizzato. Ho incominciato a scrivere e a poco a poco le idee arrivavano spontaneamente. Non avevo la più pallida idea di dove stessi andando a parare. Ho seguito l’istinto e basta. Molti personaggi mi sono venuti in mente man mano che scrivevo. Vittorio, per esempio, è arrivato all’improvviso e mi sono divertito parecchio a scrivere i suoi monologhi. Sua sorella Gloria all’inizio doveva rimanere sullo sfondo ma poi mi ha conquistato e le ho concesso più spazio. Lo stesso vale per tanti altri personaggi.

La storia viene raccontata dal punto di vista dei diversi personaggi. Inoltre si sviluppa in una vicenda in cui si incrociano diversi elementi: efferati omicidi, un crudele reality show, un inquietante serial televisivo, una scrittrice molto discussa e un cantante dalle abitudini discutibili. Come è stato dar vita a questo schema?

Come dicevo, è stato tutto casuale. In origine, mi sono preso la briga di usare situazioni narrative disparate, senza preoccuparmi di trovare subito un collegamento. Quest’ultimo è arrivato dopo, diciamo mentre ero a metà stesura, e da allora ho capito come stavano le cose. Ogni capitolo per me è stato una sorpresa. Da un certo punto di vista, ero come i personaggi. All’inizio non sanno e non capiscono cosa sta accadendo. Le risposte arrivano in seguito. A me è successa la stessa cosa. Tutti gli elementi che citi fanno parte dello sfondo e costituiscono un contesto più ampio. Volevo che la storia si svolgesse prevalentemente in un paese di provincia ma mi piaceva anche l’idea di inserire sotto-trame collocabili in altri luoghi. Intendevo concepire un universo molto vasto. Un universo psicologico, emotivo e globale come quello in cui viviamo oggi. Nella vita di tutti i giorni siamo presi dalle nostre faccende personali ma magari nello stesso tempo ci sentiamo coinvolti da ciò che accade a un attore che vive a mezzo mondo di distanza da noi, o da un serial televisivo o da un romanzo. Ecco, in Campo di Concentramento Senza Lacrime si verifica questo.

Ho apprezzato molto l’abilità nell’usare diversi linguaggi per raccontare la storia. Sono infatti riportate parti di sceneggiature, interviste, chat e spot pubblicitari.

È una cosa che faccio spesso. L’ho già fatto nel primo romanzo che ho pubblicato, Tempi Terribili, e anche in altre mie opere edite e inedite. A mio avviso, la diversità dei linguaggi e i vari elementi testuali contribuiscono a rendere imprevedibile la lettura e, spero, a tenere desta l’attenzione del lettore.

I temi trattati sono molto forti. Si parla di satanismo, complotti e manipolazione di massa. Che messaggio hai voluto trasmettere?

Non parlerei esattamente di messaggi. Ho cercato di evidenziare lo stato di manipolazione e controllo dei pensieri e delle opinioni che il sistema mediatico/comunicativo ci impone. Ci sono accenni tra le righe a tante realtà occulte e a cose che mi spaventano… preferisco però che sia il lettore a coglierli.

Progetti futuri?

Ho appena finito un romanzo e per il momento non ho voglia di scrivere. È un testo che affronta un tema controverso e il mio approccio è tutto tranne che politically correct. Penso che molti sarebbero irritati e indignati se lo leggessero e di conseguenza, almeno per il momento, non lo proporrò a nessun editore. Né dirò di cosa si tratta perché preferisco comunque mantenere il mistero. C’è poi un’idea che mi frulla in testa da un po’ di tempo: la storia di una ragazza che soffre perché il padre sta morendo e di un corvo… non so quando e se la scriverò, però.

Cosa ti aspetti dalla pubblicazione del tuo libro?

Se fossi superficiale, direi che mi aspetto fama, successo e vendite stratosferiche. Seriamente, invece, mi aspetto solo che coloro che avranno voglia di leggerlo possano apprezzarlo e sentirsi coinvolti dalla vicenda che ho immaginato.

Intervista a cura di Giulia Di Re

Sergio L. Duma: fantasie folli e visionarie per un thriller (ma non solo) che vi toglierà il sonno…
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Un pensiero su “Sergio L. Duma: fantasie folli e visionarie per un thriller (ma non solo) che vi toglierà il sonno…

  • 16 Marzo 2016 alle 10:52
    Permalink

    Ci sono effettivamente diverse cose in comune con il tuo libro precedente, Sergio. MI incuriosisce però quella tua menzione di Huxley… credo che lo leggerò.

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