Quando abbiamo iniziato questa carrellata su “Scrivere è…” sapevamo che avremmo incontrato pensieri diversi, a volte anche in contrasto, e che saremmo andati a curiosare, un po’ più in profondità, l’animo degli scrittori. Oggi conosceremo meglio Giulia Baroni, autrice del romanzo animalista Cenere, e vivremo con lei, nelle sue parole, una sorta di viaggio nel tempo, guardandola prima bambina, poi crescere, fino a diventare felicemente donna e madre. Sognando insieme a lei…

Io e la scrittura, un binomio che fino a non tanto tempo fa suonava bene alle mie orecchie. Mi è stato chiesto tante volte cose rappresentasse la scrittura per me, ma non ho mai trovato risposte “ispirate”. Ho sempre detto cose piuttosto banali, già sentite. Scrivere è fuga, è rifugio, è sollievo, è passione, è divertimento e bla bla bla. Posso anche sommare tutte queste parole ma saranno sempre riduttive, non relativamente alla scrittura in sé, quanto a qualunque grande passione che può trovare spazio nella vita di un essere umano. Quindi non cerco più parole nuove per definire il ruolo della scrittura, al massimo posso descrivere il diverso spazio che ha occupato nella mia vita nei vari step che in questi anni mi hanno riguardata.

Così, quando ero una bimba, la scrittura occupava metà del mio tempo libero (che all’epoca era molto). L’altra metà se la spartivano la lettura e il gioco in proporzioni variabili. In gioventù la scrittura ha occupato uno spazio decisamente meno ampio: il tempo libero ora era dedicato anche ad altre bellissime attività, quali l’uscire con l’allora fidanzato (e l’attuale marito) e la palestra. Poi sono diventata adulta, moglie e madre. Ecco che la scrittura è diventata tempo rubato al sonno e alla cura della mia persona, mentre la lettura è diventato un passatempo sempre meno accessibile. La vita frenetica di un genitore lavoratore non consente più di dedicarmi ai libri (miei e altrui) con il fervore di anni fa. Sì, questo, in tutta onestà, mi rammarica non poco.

Eppure il tempo da dedicare a queste attività rappresenta anche una scelta e una scommessa. Ho scelto la famiglia e su di essa ho scommesso molto più che sul mio presunto “talento” di scrittrice. Non so ancora se ho fatto la scelta migliore o semplicemente la più facile. Prendo atto dell’impossibilità di dedicarmi con lo stesso trasporto ai miei bimbi piccoli e al mio eterno sogno di diventare una scrittrice di talento, ma basta poco per alimentare i sogni. Quindi non mi fermo e non mi arrendo. Impiego anni per scrivere romanzi, e altri anni per le varie stesure. Nel frattempo i bimbi crescono felici, io sono sempre meno giovane ma non importa. Non c’è età per realizzare i sogni. Si può scrivere a qualunque età, ma è molto più difficile essere una brava mamma attiva in età avanzata.

Che dire? Spero che il tempo rubato al sonno e alla cura di me stessa abbia comunque dato vita a romanzi gradevoli. Spero che il mio tempo si trasformi in momenti piacevoli per i lettori. Spero un giorno di non dover più “rubare tempo” ad altro per scrivere, ma potermici dedicare con il tempo, la concentrazione e il rispetto che questa attività esige e merita. Spero un giorno di scoprirmi una scrittrice di talento. Nel frattempo scrivo quando e come posso, leggo libri illustrati per bambini, lavoro in banca, mi innamoro ogni giorno di mio marito e coltivo i miei sogni con fiducia nel futuro.

Scrivere è… la parola agli autori #14
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