È uscito in questi giorni il primo romanzo di Armando F. Ivaldi, Sarà tutto passato, da subito in e-book e a breve anche in edizione cartacea. È dagli anni ’70 che attende di vedere la luce e finalmente il grande giorno è arrivato.

Un romanzo “musicato”, lo abbiamo definito, perché ad accompagnare la lettura saranno alcuni brani classici che lo steso autore ha scelto e fortemente voluto. 

Nessuna presentazione potrebbe essere migliore se non quella dello stesso autore, alle cui parole vi affidiamo…

Tra flashbacks e flashforwards, il racconto-monologo del protagonista, che non ha nome e con un’età indefinibile, si snoda tra luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza, appena evocati, situati nell’Alto Monferrato e a Genova, in una continua riflessione e in un tempo sospeso. Il doppio viaggio nel passato e nel presente che egli compie, per obbligo contingente (la vendita della fatiscente villa dei nonni paterni), è avvolto in una dimensione talvolta misteriosa e ricca di interrogativi sul proprio vissuto, sempre rapportato in modo tormentoso con quello dei genitori, di parenti stretti e di amici ormai scomparsi: come se fosse prigioniero dei territori nascosti nel suo inconscio più profondo e nei suoi ricordi, riesumati fra esperienze dolorose e dubbi ancora non risolti. La vendita della villa, così come quella di altre case importanti del suo passato, diventano la metafora della vita stessa del protagonista, spezzata nell’adolescenza da tragiche vicende familiari che hanno segnato profondamente anche il suo futuro di adulto.

Mentre è ormai rimasto l’ultimo della famiglia, la memoria e il rimpianto di un tempo perduto e di un avvenire suo malgrado ridimensionato dagli eventi imprevedibili della vita s’intrecciano in un clima di attesa che, solo in qualche caso, potrebbe sembrare liberatorio. I brani di musica classica che accompagnano inoltre la lettura evidenziano e sottolineano lo stato d’animo del protagonista (specie nel finale quasi vorticoso che sembra preludere a una soluzione definitiva) di nuovo alle prese con scelte forzate, sempre in bilico precario tra passato, presente e futuro.     

Intanto il mondo continua a cambiare e prosegue inesorabile il suo corso, animandosi in tutta libertà, ma tanti piccoli universi di persone care ormai svaniti nel nulla, come le loro voci, avvolgono ancora il protagonista come una tela di ragno. Quando egli lascia per l’ultima volta i luoghi amati-odiati, sembra una formica che trasporta con stanchezza un seme più grosso di lei e, al tempo stesso, un filo d’erba che allontana il fiore che gli reca fastidio.

La ricerca sul linguaggio che contrassegna la narrazione (caratteri piccoli per il monologo-racconto, inteso come fluire della vita nel problematico rapporto fra parole e cose; caratteri più grandi per fissare nel tempo espressioni e abitudini di persone di un mondo scomparso; spazi bianchi come pause della vita e insieme momenti meditativi) costituisce un tentativo di ridare a esso, anche attraverso la suggestione di calibrati brani di musica classica (che il lettore può ascoltare o meno come sottofondo, variando l’intensità del suono), un significato autentico. Per ricondurlo alla sua originaria capacità di comunicazione, pur nella consapevolezza della precarietà e dei limiti del tentativo, con una lucidità che giunge in qualche caso all’autoparodia. Come se il linguaggio stesso, in quanto modello di senso autonomo, non solo esprimesse l’inconscio, ma lo costituisse, facendoci varcare le zone profonde della coscienza e per condurci alla zona insondabile della vita che dirama in noi, spesso malgrado noi.

“Sarà tutto passato”: il nuovo romanzo “musicato” di Armando F. Ivaldi
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