La prossima settimana uscirà una nuova storia per bambini e ragazzi, Un regalo pericoloso di Manuela Raciti. Diamo a lei la parola per presentare se stessa e il suo e-book!

Chi è Manuela Raciti?

Sono nata a Chiavari, in Liguria, ventisette anni fa. Figlia unica di Silvana e Roberto, ho vissuto con loro e con le nostre gatte fino a quattro anni fa. Nel 2011 ho fatto armi e bagagli e, con coraggio e una sana dose di incoscienza, mi sono trasferita in provincia di Varese. Nonostante il grande affetto verso chi ho lasciato (lasciato solo fisicamente, le persone importanti che ho avuto la fortuna di incontrare nel cammino della mia vita continuano ad essere al mio fianco, nonostante i chilometri che ci dividono), a quattro anni di distanza posso dire che la mia scelta è stata la migliore che potessi fare. In questi anni ho avuto l’opportunità di conoscere persone meravigliose, di ampliare la mia cerchia di amicizie, e di condividere la mia vita con Davide, il mio fidanzato. Sono da sempre una grande amante degli animali, fedeli compagni di vita che, ovunque io sia, mi regalano quotidianamente gioie e sorrisi, nonostante siano anche parecchio impegnativi. Detto questo, ne vale assolutamente la pena!

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Credo che la mia passione per la scrittura sia nata insieme ad un altro mio grande amore, la lettura. Ho cominciato a leggere molto presto, grazie all’aiuto dei miei genitori, e, come ad ogni bambino, la fantasia non mi è mai mancata. Pochi anni dopo aver scoperto le meraviglie della lettura, mi sono approcciata alla scrittura, scrivendo i primi capitoli di libri che poi non ho mai finito. Durante le scuole elementari ho anche partecipato ad un concorso di poesie, indetto dalla Biblioteca di Lavagna (Ge), dove ho manifestato il mio amore per gli animali proponendo una poesia contro la caccia. Con il trascorrere degli anni ho trovato nella scrittura una valvola di sfogo, la penna è diventata il mezzo più adatto per viaggiare con la mente, per riuscire ad alzarmi in volo anche durante i periodi più bui.

Il tuo lavoro di insegnante ti ha aiutata a crescere come scrittrice?

Da diversi anni sono educatrice. Lavoro come insegnante di sostegno nelle scuole seguendo diversi bambini con difficoltà. Ogni bambino che ho conosciuto è un mondo a sé stante e pensare di potersi approcciare ad ognuno di loro allo stesso modo è impensabile. Più che avermi aiutata a crescere come scrittrice, il mio lavoro mi ha aiutata a tornare un po’ bambina, cercando di vedere le cose anche con i loro occhi, e non più solo con i miei. Non credo sia un caso se il mio romanzo d’esordio è un libro per ragazzi.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Hai un immaginario preciso a cui attingere?

Il mio libro è simile, come genere, ai romanzi della collana “Piccoli Brividi”, che hanno accompagnato la mia infanzia e che mi hanno inevitabilmente influenzata. Il mio scrittore preferito è, senza ombra di dubbio, il geniale Stephen King. Di lui ammiro, tra le tante cose, la capacità di fare entrare i lettori nella sua mente, di catapultarli nelle sue fantasie, le quali diventano magicamente concrete. Leggendo i suoi romanzi mi si è presentato davanti agli occhi, un mondo immaginario, tanto spaventoso quanto affascinante. Ogni pagina letta è un passo dentro alle vite dei suoi personaggi.

Un regalo pericoloso - Manuela Raciti

Come nasce Un regalo pericoloso?

L’idea per Un regalo pericoloso è nata in modo divertente. Un giorno al mio fidanzato regalarono un paio di pantofole a forma di testa di Homer Simpson, di quelle grandi e morbide. Inaspettatamente, appena le mise ai piedi, il nostro gatto, Cookie, ne rimase terrorizzato: fissandole con gli occhi sbarrati, proprio come si guarda un nemico pericoloso o qualcuno che potrebbe rappresentare una vera minaccia, fuggì a nascondersi sotto i mobili e ci rimase per ore. Quest’episodio bizzarro mi fece pensare a come un qualunque oggetto, anche il più innocuo, possa diventare pericoloso agli occhi di chi lo considera sotto una luce diversa.

Vuoi descriverci brevemente i personaggi?

Il protagonista del romanzo è un ragazzino, Tommaso. Durante tutta la storia, Tommy si troverà a lottare, con l’aiuto della sorella maggiore Anna, contro una forza misteriosa e inspiegabile che sta portando alla pazzia loro padre, Luca. Per ultime, ma non per questo meno importanti, non posso non citare tra i personaggi le pantofole stesse.

Cosa vorresti rimanesse ai lettori della tua storia?

Con questo racconto vorrei, anche se in modo celato, provare a far riflettere sul perché del comportamento degli altri. A volte, quando incontriamo qualcuno turbato e scontroso, riusciamo a percepire solo ciò che di lui ci infastidisce, senza immaginare che dietro vi possano essere “un paio di pantofole” che lo perseguitano (a volte senza che nemmeno se ne renda conto), e che la sua scontrosità rappresenti in realtà un inconscio grido d’aiuto. Credo che bisognerebbe cercare di metterci nei panni degli altri, guardando oltre alle apparenze, soprattutto quando queste nascondono le difficoltà di un nostro caro.

Tutti abbiamo “un paio di ciabatte che ci perseguitano”, più o meno reali. Quali sono le tue?

La scorsa estate ho scoperto, per puro caso, di avere un serio problema di salute il quale, senza scendere troppo nei dettagli, mi ha fatto vivere parecchi momenti difficili, lasciandomi per un periodo appesa ad un filo. La consapevolezza che questa malattia sarà un’indesiderata compagna di viaggio, con cui dovrò sempre bisticciare per rimanere in piedi, la rendono inevitabilmente la regina delle mie pantofole maledette.

Tu hai anche un blog personale, ALL YOU CAN… READ!, in cui unisci la tua passione per la scrittura a quella per la lettura. Per usare un citazione letteraria/cinematografica… Ma come fai a fare tutto???

Ho creato il mio blog All you can…read! d’istinto, seguendo un impulso che ho sentito nascermi dentro. Ho deciso di iniziare a recensire libri per diversi motivi: primo tra tutti la voglia di condividere con altri amanti della lettura pareri e opinioni sui romanzi letti. Credo poi che, in un’era come la nostra, la diffusione di internet sia ormai così massiccia che possa rappresentare un ottimo trampolino di lancio per gli autori emergenti, motivo per cui, tra un libro di King e uno di Orwell, ci tengo molto a recensire anche romanzi di autori emergenti, brillanti e capaci, anche se ancora non conosciuti ai più. Ritengo, infine, che scrivere recensioni sui libri letti unisca l’utile al dilettevole: lo trovo un buon metodo per tenermi in costante allenamento, quando non riesco a trovare il tempo per scrivere i miei racconti. Come si può immaginare, la stesura dei testi non è semplice perché le idee ci sono (e sono tante) ma lavorarci sopra richiede molto impegno. In alcuni periodi scrivere per me è fondamentale: in quei periodi, nel tempo libero, invece di guardare la tv, mi siedo davanti al computer e lascio fluire le parole. Altre volte, invece, per una serie di motivi non riesco a farlo: è soprattutto in quei momenti che mi concentro maggiormente sul blog.

Hai già qualche nuovo progetto in cantiere?

Sì! Sto lavorando ad una raccolta di racconti brevi a tinte nere, un mix di storie vere, incubi e fantasie. Ogni storia non è collegata alle altre se non per la comune sensazione di angoscia e inquietudine che ho cercato di trasmettere in ognuna di esse.

Intervista a cura di Annalisa Panesi

Vi ricordiamo che Manuela è anche una delle prime classificate del nostro concorso Primavera di Racconti, e la sua opera sarà inserita nell’antologia in uscita il 21 marzo!

Manuela Raciti: tra animali, un fidanzato, la scuola… e un paio di pantofole dispettose!
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