Conosciamo meglio l’autrice del nostro ultimo horror Immago: lei è Isa Farlandi.

Isa Farlandi, scrittrice. Chi è?

Sono una scrittrice contemporanea, curiosa e introspettiva. Sono una persona che ama descrivere la condizione psicologica dell’essere umano, basandomi su racconti di persone e sulle sensazioni che io stessa vivo ogni giorno. La fantasia mi permette di sviluppare sempre nuove situazioni in cui calare i personaggi, e la forte empatia di tramutare esperienze realmente vissute in emozioni su carta. L’amore per le parole e il fascino per le paure umane mi portano a scrivere storie drammatiche di personaggi instabili e ansiosi, che amplificano in maniera cruda la percezione emotiva del lettore. La preoccupazione, il delirio, la rabbia, la pazzia sono molto presenti nei miei scritti e ne giocano un ruolo fondamentale, a volte in maniera critica.

Isa Farlandi, lettrice, invece?

Sono una persona introversa, curiosa e molto emotiva, capace di vivere appieno le emozioni che ogni romanzo mi dona e di tramutarle poi in sensazioni reali, per poterle sentire sulla mia pelle. Il mio interesse per il comportamento umano mi spinge ad apprezzare scritti di genere psicologico, mentre il mio amore per l’horror  mi porta ad incanalarmi verso libri dall’aria cupa e nera. Il romanzo breve a cui sono più affezionata è La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King,  il quale ha avuto una forte influenza artistica su di me e da cui, per nulla a caso, trae spunto il mio nome.

Come nasce Immago?

Immago nasce da una serie di esperienze di vita vissuta. È una sorta di diario personale, un connubio di emozioni realmente sentite e di fantasie che si sono create volgendo lo sguardo a ciò che accade ogni giorno intorno a noi.

Dietro la narrazione c’è un significato preponderante che percorre il testo. Quale?

Immago vuole essere un insegnamento perché la gente rifletta e capisca quanto l’angoscia sia presente nelle realtà che ci circonda, e possa tornare ad apprezzare la bellezza della vita, la verità che abbiamo dimenticato. La paura di amare, il tradimento di un affetto, l’abbandono di un padre, la preoccupazione, il delirio, la morte sono tutti elementi forti che esprimono in concreto ciò che è la perdita del senso della vita. La vita è amore ed è quello che in questo romanzo viene perso, in contrapposizione al rafforzamento della nuova società che si fa cruda, animalesca. L’apprezzamento per le cose futili rende il genere umano sempre più affamato e mai sazio, e lo allontana sempre più da ciò che veramente è importante nell’esistenza. I protagonisti di questo libro mostrano, ognuno a modo suo, come la vita, senza il suo elemento principale, non riesce ad avere un percorso ben delineato, ma al contrario risulta essere sgualcita, instabile e senza senso. L’unica bellezza di questo romanzo sono l’amore di un padre per la figlia che persiste indissolubile nel tempo.

Cosa hai voluto trasmettere ai lettori?

A volte servono parole crude per spronare le persone a ricordare ciò che hanno dimenticato. Di tanto in tanto ci vuole qualcuno che ci mostri qualcosa che ha perso per farci apprezzare ciò che invece noi possediamo ancora, anche se accantonato in un cassetto. Ma questo è solo il mio pensiero.

Nuovi progetti in vista?

I progetti sono tanti, molti sono in rapida crescita, ad altri invece sono appena spuntate le gemme. È l’ispirazione che genera l’opera più bella e sentita. Bisogna solo attendere il momento giusto.

 

Intervista a cura di Annalisa Panesi

Isa Farlandi e il suo “Immago”
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