Dopo il successo del suo mistery per ragazzi Un regalo pericoloso, Manuela Raciti torna con una raccolta di racconti dalle tinte nere. Lasciamo che sia lei a raccontarvi qualcosa in più sui suoi racconti.

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Guardami negli occhi: Tra tutti i racconti presenti in questa antologia, è senza dubbio questo quello al quale sono più legata, oserei dire quasi visceralmente. È stato parecchio difficile e impegnativo mettere su carta questa vicenda perché, a differenza di tutte le altre, non è nata dopo un sogno. Questo racconto parla di me e di quello che mi sono trovata a vivere meno di due anni fa. Appena la mia quotidianità ha riacquistato una parvenza di normalità, ho sentito la necessità di far fluire i ricordi, seppur traumatici, per cercare di fare pace con il corso degli eventi e con le emozioni, fortissime, che l’esperienza vissuta aveva fatto esplodere dentro di me. Aurora sono io. E, come l’aurora, sono rinata dopo una lunga notte senza stelle.

Rabbia: questo racconto è nato da un sogno che fece mio marito diversi anni fa. Davide, rimasto colpito dai dettagli della vicenda vissuta in sogno, appena sveglio se ne era appuntato qualche passaggio e le emozioni più forti che gli aveva trasmesso, gettando così le basi per poter dare vita a questa breve storia.           

2Buon viaggio: questo racconto (inserito nella nostra raccolta Primavera di racconti, ndr) è il frutto di uno dei tanti viaggi in treno che ho fatto, negli anni passati, per raggiungere Milano. Non ricordo se fosse davvero inverno né se fossi rimasta senza macchina come la sfortunata protagonista, ma ricordo di aver diviso il vagone dell’Intercity con alcuni passeggeri, uno dei quali aveva alcuni atteggiamenti particolarmente fuori luogo e indubbiamente angoscianti. Fortunatamente il mio viaggio finì bene, ma il comportamento di quel passeggero mi lasciò turbata a lungo, motivo per cui anni dopo decisi di prendere spunto da quella mattinata e di trasformarla in un racconto.

Il grano: anche questo racconto è nato da un sogno fatto tanti anni fa. Come tutti i sogni era ricco di particolari poco probabili nella vita reale, ma che sul momento sembravano assolutamente plausibili e, in quanto tali, parecchio drammatici e angoscianti. Nel sogno (o forse dovrei definirlo incubo?) dal quale ho preso spunto per scrivere il racconto mi ricordo di aver visto un uomo terrorizzato scappare in un vasto campo di grano mentre cercava con tutte le sue energie di sfuggire a qualcosa che lo stava raggiungendo. La mattina seguente, appena sveglia, ricordo di essermi appuntata qualche particolare del sogno e, soprattutto, le sensazioni che mi aveva trasmesso e che ho cercato di ricreare!

3

La balia: l’ispirazione per scrivere questo racconto mi è venuta in un pomeriggio di fine estate di qualche anno fa mentre mi trovavo in vacanza sulle Alpi di confine tra Piemonte e Francia. Quel giorno ero in un bosco meraviglioso immerso in un’atmosfera magica, quando tra le fronde degli alberi ho intravisto un cartello che recitava Art in the forest. Passeggiando, mi sono imbattuta in una moltitudine di sculture di legno sparse per il bosco. Una di queste ha catturato subito la mia attenzione per il palpabile alone di inquietudine che emanava. Quella sera, tornata in albergo, ho iniziato a buttare giù tutte le idee che quella strana opera mi aveva fatto venire, riempiendo pagine e pagine.

4

Maschere: in un’uggiosa e fredda serata d’inverno avevo invitato a casa una mia amica per vedere insieme un film horror. Nel frattempo Davide, mio marito, stava dipingendo delle maschere a tema creepy, che gli erano state commissionate. L’atmosfera che si respirava alla fine del film era piuttosto inquietante e non si può negare che, a lavoro finito, anche quei volti dipinti fossero davvero angoscianti! Il racconto prende spunto da episodi della mia quotidianità alla quale ho unito una grande quantità di particolari e di avvenimenti inventati, frutto della mia fantasia: come la protagonista femminile anche io mi sono trasferita in un’altra città per seguire il mio cuore e anche io e mio marito, come tanti giovani, abbiamo sentito spesso parlare della crisi del lavoro e l’abbiamo vissuta personalmente. Ma l’abbiamo affrontata diversamente dai protagonisti di questo racconto!

Carpe Diem: questo racconto chiude la mia piccola antologia. La scelta di voler terminare il libro con un racconto del genere, che richiama il tema del primo racconto, non è casuale: ho voluto fare in modo che due storie diverse ma con alcuni aspetti simili tra loro collegassero il mio libro dall’inizio alla fine. Il tema affrontato da questo racconto è estremamente complesso e spero di averne parlato con la giusta delicatezza. La malattia è da sempre una compagna di vita non gradita, ancora di più quando si tratta di patologie degenerative ed estremamente invalidanti. È proprio con una di queste malattie che la protagonista di questo racconto si trova a combattere, affiancata da uno staff medico tanto preparato nel proprio mestiere quanto cieco ai bisogni e alle necessità emotive di una paziente che non può e non deve venire considerata solo un numero.

Manuela Raciti

“Guardami negli occhi”: il ritorno a PE di Manuela Raciti
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