Il ritorno alla collana Altri Mondi non poteva che essere festeggiato con un fantasy intrigante e travolgente, così come i suoi personaggi: Seven Dreams di Giovanni Magliulo, giovane scrittore della provincia napoletana.

Un gladiatore, un operaio del Nevada, il capo di una tribù africana, un orco cannibale, un’esperta di veleni, un rettile in grado di sputare acido e un enigmatico cavaliere sadico vengono strappati alle rispettive realtà e richiamati dal mago Eris nel regno di Duryan. Al gruppo viene affidata la missione di assassinare Wizen, un incantatore sul punto di aprire un varco tra le dimensioni allo scopo di muovere il proprio esercito alla conquista di tutti i mondi. Lo sforzo per il sortilegio appena lanciato uccide Eris, che prima di morire confida ai sette prescelti di aver legato le loro anime con un incantesimo, allo scopo di obbligarli a collaborare: se anche uno solo di loro dovesse morire, allora morirebbero tutti. Con l’unica speranza di tornare alle rispettive realtà riposta nelle mani dello stesso Wizen, ai prescelti non rimane che tentare di sopravvivere tanto ai pericoli provenienti da un mondo sconosciuto quanto alle loro stesse personalità disturbate.

Chi è Giovanni Magliulo?
Un ragazzo che trascorre la propria vita tra lavoro, famiglia e amici. Mi ritengo fortunato perché sono circondato da persone che tengono a me.

Come nasce la passione per la scrittura e per il fantasy?
Non c’è stato un evento specifico da cui sia scaturita la passione per la scrittura. È semplicemente stata sempre dentro di me. Ho iniziato da piccolissimo; quando frequentavo le elementari, venne pubblicato sul giornalino della scuola il mio primo racconto: era la storia di un camaleonte che entrava in una lavatrice e ne usciva con i colori scambiati. Crescendo ho continuato a scrivere, sempre solo per il diletto di farlo, ma non ho mai spedito niente e raramente ho fatto leggere qualcosa a qualcuno. Al fantasy mi sono avvicinato nell’adolescenza. Il merito probabilmente è stato della Torre nera di Stephen King. Sono stato sempre un grande fan del Re. La saga, con la sua commistione di generi, ha avuto il merito di traghettare il mio interesse dall’horror al fantasy.

Hai altre passioni?
Il cinema. Se avessi il tempo e qualche pazzo disposto a farmi compagnia, passerei la mia vita a fare la fila ai botteghini. Ma soprattutto mi piace parlarne dopo averli visti, scambiare opinioni, farmi spiegare una particolare dinamica che mi è sfuggita. Per non parlare poi delle serie TV…

Come è nata l’idea di Seven Dreams?
Mentre seguivo un corso di sociologia durante i miei studi universitari. Il professore stava spiegando come l’uomo si fosse da sempre creato delle illusioni per non essere costretto a pensare alla morte: la religione, l’amore, la gloria eterna per le imprese compiute in vita. Pensai che quell’argomento sarebbe stato un ottimo tema per un romanzo e che, a ben rifletterci, qualunque cosa poteva trasformarsi nel motivo per cui una persona continua a svegliarsi tutte le mattine, scostare le coperte e poggiare i piedi sul pavimento. Ma quello che mi interessava era capire come si relazionano tra loro individui con illusioni e sogni diversi.

Ciò che è interessante è la caratterizzazione dei personaggi. Come sono nati? C’è qualcuno a cui sei particolarmente affezionato?
Può sembrare strano, ma sono nati prima i personaggi e solo in seguito l’intreccio, che ha contribuito a sviluppare i protagonisti, i quali, a loro volta, hanno arricchito la trama. Ho iniziato a delinearne le caratteristiche e un accenno di personalità durante le lezioni universitarie, per sfuggire alla noia. C’erano dei corsi tremendi, in cui le spiegazioni dei professori erano talmente monotone da portarti a fare qualunque follia pur di evadere da quel supplizio. Ho cominciato così a fare delle vere e proprie schede. Ho continuato a lavorarci per giorni, limando gli spigoli e arricchendole di particolari. Ma per quanto potessi adoperarmi, alla fine restava sempre un vano esercizio. Occorreva un intreccio degno che sostenesse quello che, fino a quel momento, era solo un elenco di definizioni sostenuto da un’idea nella mia testa. Per rendermi conto della reale profondità di quei caratteri, avevo bisogno di farli agire. Così li ho messi da parte per un po’, in attesa che i miei ragionamenti mi portassero senza fretta alla trama adeguata. In quel momento, non avevo ancora idea di quale sarebbe stata, ma ero certo che prima o poi sarebbe arrivata. Rispondendo alla seconda domanda, verso i miei protagonisti provo il tipo di affetto che probabilmente nutre un artigiano nei confronti della propria opera. Quando si crea qualcosa è inevitabile affezionarvisi. Si tratta di qualcosa di prezioso, anche se si vuole considerare soltanto il tempo dedicatovi. E come il padre che ama allo stesso modo tutti e sette i propri figli, anch’io non ho un personaggio a cui sono affezionato più degli altri… Tuttavia, ce ne sono due in particolare di cui mi diverto maggiormente a scrivere. Il primo è Zuma. Una persona dotata della freddezza necessaria affinché le proprie azioni siano guidate sempre da una scelta ragionata. E se un giorno il senso di responsabilità lo portasse a scontrarsi con la propria morale? Potrebbe davvero contare sulla propria intelligenza per soffocare i sensi di colpa? Non vedo l’ora di metterlo alla prova per capire come si comporterà. L’altro è Gork, dotato di una forza e una brutalità così estreme da incutere, in chi gli sta vicino, sia un senso di protezione che una profonda preoccupazione. Un essere talmente sicuro di sé da non aver mai provato in vita sua né paura né vergogna, totalmente disinteressato al giudizio altrui. Scrivere di Gork è come prendere a pugni un sacco da boxe.

Un tema centrale della storia è la diversità, l’incontro tra mondi diversi e tutte le difficoltà che ne conseguono. Come mai hai voluto esplorare questo tema?
Quello che accade nel romanzo non è poi tanto diverso da ciò che viviamo tutti i giorni in famiglia o sul luogo di lavoro. Continuamente siamo costretti a collaborare con persone che hanno caratteri e valori diversi dai nostri, a volte anche opposti. Ovviamente la situazione nel romanzo è estrema, ma un adeguamento altrettanto improvviso può esserci richiesto in qualsiasi momento. Chi non ha mai dovuto sopportare un capo troppo autoritario, un collega inetto o una zia impicciona? Sono conflitti che si verificano spessissimo e che possono portare, talvolta, a conseguenze fuori dal nostro controllo.

Cosa ti aspetti dalla pubblicazione di questo libro?
Più che un’aspettativa, ho la speranza che le persone si appassionino alle storie dei miei personaggi almeno quanto è capitato a me nello scriverle. Basterebbe questo a rendermi soddisfatto.

Progetti futuri?
Non sono un tipo che pensa molto al futuro. Un progetto a lungo termine è certamente il completamento della saga, ma non lo vivo come una scadenza. Semplicemente scrivo quando ho voglia e per fortuna la voglia di scrivere non mi manca mai. Per il resto, prendo la vita un giorno alla volta.

Intervista a cura di Giulia Di Re

Giovanni Magliulo e gli Altri Mondi del suo “Seven Dreams”
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