Emanuele Lagomarsino, giovane scrittore ligure già noto ai lettori per i suoi successi Cristalya e Come un battito d’ali, torna alle stampe affrontando un genere per lui nuovo: il racconto. Nella sua terra, la vallata della Fontanabuona, è conosciuto come il “benzinaio scrittore”, perché piano piano, cheto cheto, tra un cliente e l’altro passa il tempo a leggere e a scrivere. Così sono nate le sue opere precedenti e così sono nati questi racconti.

Chi è Emanuele?

Odio parlare di me. Sono un benzinaio. Godo di buona salute, mi lavo una volta al giorno e sono fidanzato. Ho pure due genitori. Sono una persona semi-normale.

Come nasce la passione per la scrittura?

Come a chiunque venga rivolta questa domanda, la passione per la scrittura deve nascere attraverso la lettura, i libri nel senso più generale del termine, deve essere una cosa che sfocia dopo un percorso. Nessuno, a parere mio, nasce scrittore, ma lo diventa tramite quello che legge. Lo stile, le idee, i pensieri, le parole poi si formano da sé, ma chiaramente influenzati da ciò che si è portati a leggere.

Hai scritto un fantasy, un romanzo e una raccolta di racconti. Quale genere ti si addice di più?

Il fantasy è stato un gioco, non avrei mai pensato di terminare e pubblicare Cristalya. Davvero, sono stato sorpreso io per primo di riuscire a scrivere quasi duecento pagine di roba concepita totalmente dalla mia mente. Una sera di novembre che non mi allenavo, semplicemente ne avevo abbastanza di tutto. Così ho iniziato a creare qualcosa di mio sapendo che dopo poche righe sarebbe rimasto lì. Invece… Comunque ne sono fiero. Completamente all’oscuro di ogni tecnica narrativa e senza aver mai nemmeno pensato di frequentare un corso, ho scritto 320.000 battute. Da novembre 2012 ad aprile 2013. Un miracolo! Fino a quel momento leggevo e basta, forse nemmeno ci avevo mai pensato a scrivere qualcosa di più lungo. E poi sono arrivati anche dei riconoscimenti che sinceramente mai avrei pensato di poter avere. Dovessi smettere adesso di scrivere, sarei ampiamente soddisfatto di tutto. Non ho mai avuto la pretesa di guadagnare dalla scrittura, per cui è e rimarrà sempre un gioco. Ho anche l’umiltà di ammettere che un lavoro difficilmente lo possa diventare, purtroppo non posso dedicare alla scrittura tutto lo studio di cui avrebbe bisogno. Scrivere è usurante, non so dove l’ho letto, ma è vero. Fantastico, divertente, un passatempo tra i migliori, ma quando termini il manoscritto, hai scalato l’Everest. Come un battito d’ali è stato un po’ un ri-esordio, un allenamento di stile. La narrativa è ciò che voglio scrivere, voglio parlare di disagio, di persone, di stati d’animo. La raccolta di racconti riunisce diversi racconti scritti per gioco negli anni. Quando ne ho avuti a sufficienza, li ho messi insieme. Ma i veri protagonisti del libro, secondo me, saranno i disegni della mia fidanzata Ilaria, a cui ho voluto dare visibilità perché provvista di un talento che io non sono certamente sicuro di avere.

Hai altre passioni?

Gioco a calcio da vent’anni e proprio pochi giorni fa ho festeggiato con la squadra la vittoria dei playoff. Amo sciare, camminare, nuotare (no, che io ami nuotare forse è un parolone), pescare e altre mille cose. Ah, sopratutto viaggiare. Tanto, più volte durante l’anno. Non riesco a stare fermo al lavoro e basta. Devo conoscere il mondo, per quanto il mio lavoro me lo conceda. Poi amo cimentarmi in qualsiasi cosa, non voglio mai avere il rimorso di non averci provato. La paura del fallimento è una cosa che non mi si addice, non può spaventare chi prova. Se i miei libri fossero venuti talmente male da far schifo? Pazienza. Tanto ho scritto migliaia di parole. Mesi di lavoro. L’ho fatto, il mio traguardo l’ho tagliato. Tutto ciò che è venuto dopo è stato insperato. I miei libri non piacciono? Sono scritti male? Pazienza, a me i libri piacciono quasi tutti. Ci ho provato. Ci ho messo tutto l’impegno, il sudore, la fatica, i mal di schiena che potevo.

Quale dei dieci racconti ti è piaciuto di più scrivere? Quale invece è stato più faticoso?

Il racconto che ho scritto più volentieri è stato Sacrifici. Quelli che ci vengono richiesti dalla società e dalla famiglia ogni giorno. C’è chi riesce a sopportarne il peso senza problemi, c’è chi viene pian piano schiacciato da questo peso, rischiando di perdersi. Ma anche chi pretende può esserne vittima, rendendosi conto, primo o poi, che la vita deve essere rispettata, la propria e sopratutto quella degli altri. Il più faticoso non c’è stato. Ogni racconto è nato in un momento in cui dovevo assolutamente scrivere di quella cosa. Sono stati sfoghi, pensieri, sono venuti da sé. Spesso, li ho scritti in poche ore.

La copertina è stata creata da Ilaria Trucco (illustratrice anche delle altre immagini all’interno del libro). Perché hai scelto quella immagine?

Amo le copertine minimali, con pochi colori, pochi tratti e disegni. Qualcosa che abbia un significato. Ho scelto questa immagine perché credo possa racchiudere pienamente tutti i pensieri che ho in testa e che sono esplosi in questo libro. Attenzione, sono pensieri, non voglio fare la morale a nessuno. Tutto ciò mi è sempre vorticato in mente e poi l’ho messo su carta. Mi piace: racconta quello che è lo spirito della raccolta.

Progetti futuri?

Dieci racconti brevi non mi ha portato via troppo tempo ed energie poiché ho solo raccolto opere che avevo già lì, da parte. Ho già pronto qualcosa nel cassetto, a respirare, a lievitare. Questo mi è costato davvero tanto. Quindi resterà lì ancora un poco, in punizione. Idee ne ho a milioni, ma mi sento ancora un imbuto: roba ce ne sta tanta, ma poi l’ugello è stretto. Ecco, sto lavorando per aprire questa via, ampliare ulteriormente le mie conoscenze, la mia cultura. Come? Leggo. Leggo, ascolto musica, guardo film. Ma sopratutto osservo la gente. Amo osservare la gente, come si comporta, come reagisce in determinate situazioni. Amo ascoltare i disagi, più che le qualità. Poi li elaboro, ci penso, e da qui nascono i miei personaggi. Poi, ultimamente mi sto divertendo a recensire qualche libro che mi sta particolarmente a cuore e che ha influenzato non solo la mia scrittura ma il mio modo di essere. Ogni venerdì pubblico la recensione di un libro diverso sulla mia pagina facebook, forse un po’ celebrativa e parziale, ma del resto sono i miei libri preferiti!

Intervista a cura di Annalisa Panesi

Emanuele Lagomarsino e i suoi “Dieci racconti brevi”
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