In realtà dovremmo dire il contrario: sì, perché Daniele Pollero, nostro giullare di corte (come lui stesso si definisce), ha iniziato molto tempo fa a scrivere (e a farlo anche bene!). Vincitore di molti concorsi letterari, noi della redazione abbiamo quasi dovuto pregarlo di “regalarci” una delle sue opere, ma alla fine ce l’abbiamo fatta!

La prossima settimana uscirà Chupa Chups!, una sua raccolta di racconti umoristici in cui l’ironia funge da veicolo di riflessione su argomenti invece molto seri ed attuali. Ecco, allora, la sua intervista!

Chi è Daniele Pollero?

Un ragazzo normale.

Spiando le informazioni sul tuo profilo facebook, leggiamo “Fantasista e Giullare di corte presso Panesi Edizioni”. Hai altre passioni da raccontarci?

Ehi, fuori dal mio profilo! Pubblicamente cerco di sembrare il più idiota possibile, per adeguarmi al mezzo di comunicazione. A volte mi scappa il raptus poetico, ma mi passa quasi subito. In privato invece posso perfino arrivare a lasciar intuire una scintilla d’intelletto. Ma è “tutto fumo” [cit.]. Comunque qua famo notte: mi interessa qualunque cosa si muova, e anche parte di quelle immobili.

Sfogliando la tua raccolta salta subito all’occhio la varietà dei personaggi e delle tematiche affrontate. Dove trovi l’ispirazione per le tue opere?

In realtà, rispetto all’intrinseca demenzialità del reale, la mia raccolta è piuttosto sobria. E anzi, proprio dove la scrittura raggiunge il picco della farneticazione, lì ci si avvicina a una rappresentazione asettica, quasi scientifica, della vita quotidiana. Che alla fine è un enorme, abominevole, tracotante, sgangherato e puzzolente film di serie B.

La comicità come strumento per far riflettere su temi attuali e forti. Come mai questa scelta?

Non so scrivere diversamente. Penso che la comicità sia il segreto della vita, oltre che un territorio in gran parte sottovalutato e inesplorato nel variegato mondo della scrittura. Credo ci sia un po’ la malsana tendenza a giudicare le emozioni positive come figlie di un dio minore, privilegiando il [melo]dramma e la profonda compostezza del dolore. Certo, Pintus non aiuta.

Molti racconti trasportano il lettore in atmosfere fiabesche, grottesche e infantili. Sembrano volersi rivolgere al bambino che è in tutti noi.

Magari! Il bambino la sa lunga. Il punto di vista del bambino è il più vicino a quello di Dio. Lo sviluppo, la crescita, la maturazione, il corso della vita, sono tutte piccoli grandi tappe di una regressione in[de]finita verso l’oblio. Si nasce già perfetti.

Come mai hai scelto la formula del racconto?

Per due motivi: se la tragedia è un colpo da cecchino che va a colpire quell’infinitesimale puntino d’ombra che macchia i recessi di ciascuno, il comico è una fucilata in faccia. Sulla lunga distanza funziona meno. Anzi, rischi pure che il rinculo ti sfondi un’orbita oculare. In secondo luogo, lascio onori e oneri di una scrittura ampia e complessa a chi è in grado di farlo.

C’è un racconto a cui sei particolarmente legato?

Beh, per dire, Irrealtà virtuali e Mostrichattoli hanno già ricevuto dei premi, il secondo addirittura come dialogo teatrale. Il che è già sintomatico di una verità indiscutibile: le sostanze che girano nelle varie giurie sono tagliate malissimo. Poi c’è il racconto che dà il nome alla raccolta: come direbbero le persone serie, la summa della mia poetica. Rapportato al mio micromondo, la minchiata più eclatante. Infine citerei Elisa, parto diretto di un’intensa sessione onirica. No, non è un porno, simpaticoni! Però è piuttosto sperimentale.

La raccolta si apre e si chiude con due racconti dal tono più “serio”. Qual è il significato di questa scelta?

Mi sono usciti così, e quindi mi sembrava carino metterli agli antipodi. Se preferisci una risposta aulica, è una sottile metafora della vita: si nasce e si muore fra le lacrime, e in mezzo è tutta una grande buffonata.

Nella tua carriera letteraria puoi vantare numerose vittorie e partecipazioni a concorsi letterari. Che cosa ti aspetti dalla pubblicazione in digitale di questa raccolta?

Sedici titoli, per la precisione. Praticamente ho vinto più dell’Inter, anche se il prestigio che me ne è derivato è più simile a quello del Portogruaro. Sono orgogliosamente uno scrittore da Lega Pro. Dalla pubblicazione in digitale mi aspetto un ricovero psichiatrico d’urgenza.

Intervista a cura di Giulia Di Re

Da redattore a scrittore: Daniele Pollero e il suo “Chupa Chups”!
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