Arriva da Gallicano nel Lazio (RM) con tutta la sua spiazzante energia e con una raccolta di fiabe horror che, dall’8 gennaio, vi lasceranno senza fiato: lei è Aurora Stella!

Aurora Stella: nomen omen, un cielo costellato di idee. Descrivici quelle che ti caratterizzano maggiormente.

Questa senz’altro è la domanda più difficile : sono una “ribelle” con l’idea fissa di voler cambiare il mondo. Come nella canzone Quattro amici al bar, vecchia e cadente, sarò lì a cercare di cambiarlo. Userò tutte le mie capacità per raggiungere il mio obiettivo. E se il mondo non cambia… Peggio per lui. Tanto prima o poi tutto finisce.

Da dove nasce la volontà di dedicarsi a un’opera horror? Quali sono le tue fonti? Mi pare di aver colto un po’ di Stephen King nelle tue fantasie.

Non si tratta di vera e propria volontà ma di divertimento. Le mie fonti spesso sono sogni, ma anche rielaborazioni personali di leggende metropolitane o episodi che catturano la mia attenzione. Adoro Stephen King, ma anche Poe, Lovecraft ecc. e c’è un po’ di ognuno di loro nei miei racconti.

E vissero? è dichiaratamente un curioso ibrido fra il mondo dell’infanzia e il mondo delle tenebre: una raccolta di fiabe nere. Quali sono i punti di contatto fra queste due anime?

Fiabe e horror? Chi fa i peggiori incubi se non i bambini? Chi meglio di loro sa creare, affrontare e sconfiggere le paure? In fin dei conti i classici che ti ho citato prima non sono altro che dei bambini poco cresciuti che si divertono a spaventare (forse hanno un passato scout!).

Il primo racconto, I vapori dell’inferno, vede come protagonisti alcuni scout. Quanto è stato importante per te lo scoutismo, personalmente e artisticamente? Cosa risponderesti a chi vede gli scout esclusivamente come dei soldatini bacchettoni e indottrinati dall’alto?

Scout una volta, scout per sempre. Il mio è un rapporto odio-amore. Soprattutto quando diventi capo… Comunque grazie allo scoutismo so cucinare senza pentole, costruire un rifugio di emergenza, imbracature, ponti tibetani e canadesi e bla, bla, bla… In caso di fine del mondo ti passo a prendere?

Pensi che una struttura a finali multipli, come quella di alcuni racconti, possa stimolare la curiosità del lettore? Può essere un’opzione per il futuro della narrativa?

Non so dirti se potrà piacere o no. So solo che spesso e volentieri cambierei il finale di libri e film (ma non si può). Visto che qui non me lo impedisce nessuno, ho tentato. Se sarà vincente lo diranno i posteri.

Ho visto tanti oggetti indemoniati nella mia esperienza domestica e di lettore, ma una lavatrice mai. Hai davvero un rapporto così travagliato con questo particolare elettrodomestico?

Si rompe sempre al momento sbagliato, quindi deduco lo faccia apposta. Questo perché, ne sono convinta, ha una sua malvagia volontà. A casa mia, l’unico in grado di soggiogare una simile belva è mio figlio. Pertanto l’ingrato compito è tutto suo.

Chi è il tuo uomo nero, la tua paura più grande?

Questa è facile: il Bisogno e l’Ignoranza.

Un’altra eco che risuona spesso tra le pareti del tuo scritto è quello della fine del mondo, del cataclisma imminente, dell’apocalisse, dal greco apokalypsis, “svelare”, “togliere il velo”. Qual è il messaggio principale che hai voluto celare dietro il velo della tua opera?

Mi piacerebbe ricordare all’uomo (me inclusa) che su questa Terra non solo siamo di passaggio, ma per quanto in preda al delirio di onnipotenza, in realtà non contiamo nulla e che siamo terribilmente e orribilmente fragili.

Prima che il mondo abbia termine, cosa vedi nel tuo futuro? Il prossimo progetto di Aurora Stella?

Sono una scrittrice maniaco-compulsiva: quindi preparatevi… Tanti e tanti altri libri di genere diverso. Spazierò dal fantasy alla fantascienza. E mi devo sbrigare il tempo stringe “perché non sapete né il giorno né l’ora”.

(Intervista a cura di Daniele Pollero)

Aurora Stella, la prima autrice del 2015 per Panesi Edizioni
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