Tra una settimana pubblicheremo il nostro primo e-book fantasy, inaugurando così la collana Ecate. Oggi vi presentiamo la prima autrice che ne farà parte con la sua Saga di Wise: lei è Artemisia Birch.

Artemisia Birch. Uno pseudonimo molto particolare. Chi si nasconde dietro?

Il mio pseudonimo fa riferimento a ciò che amo di più, le erbe, la natura e il mondo dell’arte in tutte le sue sfaccettature. Ciò che mi ha affascinato nella scelta del nome Artemisia non sono solo le straordinarie proprietà medicinali che tale erba vanta, ma anche una grande ammirazione per la pittrice Artemisia Gentileschi, una donna dal grande coraggio e dalla forte personalità, che ha sfidato le convenzioni del suo tempo e ha saputo donarci opere dal valore inestimabile. Per quanto riguarda la betulla (birch in inglese), l’ho sempre vista come una pianta dalla forte spiritualità, non solo per il candore del suo tronco, ma anche per la fierezza con cui s’innalza verso il cielo, raggiungendo altezze ragguardevoli con un’eleganza che ha del regale. E la spiritualità è una parte importante della mia personalità. L’uso dello pseudonimo è stata una scelta precisa: più che nascondermi, segna dei limiti attorno a me. Nonostante mi piaccia stare con gli altri, sono un tipo riservato, molto gelosa dei miei spazi e decisamente selettiva circa le persone che possono davvero entrare a far parte della mia vita.

La porta tra i mondi è il tuo romanzo d’esordio e primo capitolo di un’intera saga. Come nasce questo progetto?

La Saga di Wise è nata quasi d’impulso, come una magia, ma prima di spiegare questo è opportuno fare alcune premesse. Fin da quando ero piccola ho sempre letto molto, senza privilegiare alcun genere letterario, ma il vero e proprio colpo di fulmine l’ho avuto circa all’età di dodici anni, con il Ciclo di Shannara di Terry Brooks. Al tempo soffrivo di tonsilliti ricorrenti e quando sentivo arrivare il bruciore di gola e la febbre ero fuori di me dalla contentezza, perché potevo stare a casa da scuola per leggere tutto il giorno. Da quel momento non ho più abbandonato il fantasy, anzi, ho approfondito leggendo autori come J.R.R. Tolkien, T. Brooks, D. Eddings, D. Gemmell, M. Ende, C.S. Lewis, U.K. Le Guin, T. Lee, M. Moorcock, M. Zimmer Bradley, C. Miéville, L. Alexander e molti altri. Una cosa però mi rodeva: nonostante alcuni di loro parlassero del potere curativo delle erbe, non dicevano mai esplicitamente quali pozioni e quali medicamenti usassero in senso strettamente pratico. Questa mia insoddisfazione è rimasta latente per anni. Negli anni successivi, accanto agli studi universitari, ho approfondito quelli olistici, ottenendo il diploma in Naturopatia. Fu in un pomeriggio dell’aprile del 2008 che mi arrivò la tanto attesa illuminazione: discutevo con uno dei miei fratelli sulle caratteristiche che un libro fantasy secondo me dovesse avere e lui mi disse: “Perché non ne scrivi uno tu?”. Come se attendessi quella proposta da molto tempo, risposi: “Ok”. E mi fiondai immediatamente a scrivere. Avevo già tutto in mente, benché non ne fossi consapevole. Approfondendo i miei studi, poi, ho avuto idee e materiale per proseguire a scrivere, facendo partire una saga da quel primo, magico libro.

Il romanzo rispecchia perfettamente le tue passioni: la cultura celtica e la Magia Verde. Raccontaci qualcosa di più a riguardo.

In effetti, nutro per la cultura celtica una passione viscerale. Amo tutte le tradizioni di quei popoli: musiche, ambienti, scrittura, abiti, gioielli, religione, tutto. Appena posso, visito luoghi dalla forte impronta celtica, per respirare l’aria che respiravano loro, per vedere ciò che loro vedevano, sentire sulla pelle la stessa pioggia che deliziava i loro corpi e le loro terre. A tutto questo, unisco una grande passione per il potere sottile delle erbe medicinali, non solo per le indiscutibili proprietà che possiedono, ma per l’aspetto spirituale-magico che le permeano, aspetto davvero interessante anche nell’uso che di esse è possibile fare, sempre rimanendo nel doveroso rispetto morale che è dovuto ad ogni creatura, vegetale, animale o umana che sia. È un mondo ricco di fascino, ma anche pericoloso. E fascino e pericolo sono sempre strettamente collegati.

Una particolarità della trama è la presenza di suggerimenti provenienti dalle più famose teorie della mente. Una chicca che arricchisce ancora di più la lettura.

Una delle particolarità di questo libro è in effetti il costante riferimento alla forza della mente, proprio perché sono sempre stata convinta che ognuno di noi abbia molto più potere decisionale di quanto immagini. È l’atteggiamento mentale che ci condiziona nelle scelte di vita e se siamo convinti di meritare poco, o niente, è esattamente quello che inconsciamente saremo disposti ad accettare. Così ci sfugge di mano la felicità e la soddisfazione che avremmo sempre voluto, ma che non siamo pronti a ricevere. Accanto a questo pongo un forte accento sulla sfera spirituale, che secondo me dà completezza alla dimensione umana.

Il tuo romanzo apre le porte su un mondo magico e complesso che tu hai costruito nei minimi dettagli. C’è qualche autore a cui ti ispiri?

Gli autori che ho amato e amo ancora sono molti. Devo essere sincera, però, che più di ogni altro mi ha fatto vedere le stelle Marion Zimmer Bradley, in particolare con il ciclo di Avalon. I suoi libri li ho letti e gustati fino all’ultima lettera e trovo che la sua sensibilità letteraria tra tutti gli altri sia quella più affine alla mia. Detto questo, intrecci e storie si sono materializzati nella mia mente senza molte difficoltà, lasciandomi per prima sorpresa della piega che prendevano gli eventi. Non pianifico mai molto un libro, se non nelle linee essenziali, perché mi diverte assistere alla creazione di ogni singola riga che prende vita davanti ai miei occhi e, nonostante la struttura narrativa dei miei libri sia piuttosto complessa, tutto alla fine sembra coincidere come se avessi seguito un filo predeterminato. Mentre scrivo, spesso mi sembra di essere un lettore esterno che si stupisce di ciò cui sta assistendo. La magia è potere creativo e ogni libro che scrivo è un’opera magica, quindi imprevedibile per me in primis.

Misandra, la piccola Moldra, il Guardiano Ardan sono i protagonisti di questa storia. I personaggi rappresentano la complessità della natura umana. C’è qualcuno tra loro a cui sei particolarmente affezionata?

Naturalmente devo dire che la figura su cui ho puntato di più è stata Moldra, che sarà protagonista anche nei libri successivi, almeno nei primi. Amo comunque moltissimo tutti i miei personaggi, anche quelli minori, perché ognuno di essi è vivo ed essenziale nell’insieme narrativo. Forse li amo anche perché ognuno rispecchia una piccola parte di me, anche quelli più odiosi. È stato molto divertente immedesimarsi e provare a pensare e parlare come loro, ma anche terapeutico, perché ci si rende conto di emozioni e pensieri che probabilmente nella vita si tende ad emarginare o a soffocare. Leggere un libro significa entrare nella psicologia del suo autore e questo può essere affascinate e delicato insieme, perché è come essere passati ai raggi x.

Il fantasy è un genere letterario dalle origini antichissime, ma sta riscuotendo molto successo soprattutto in questi ultimi anni, sia tra i lettori sia tra gli scrittori. Hai qualche consiglio da dare ai giovani autori che si cimentano nella stesura di un’opera fantasy?

Il fantasy è un genere complesso, che racchiude in sé diverse categorie. Ultimamente, grazie anche al cinema, sta riscuotendo molto successo, sebbene continui ad essere sottostimato. Essendo un genere antico, mi rendo conto che non è per niente facile per i nuovi autori trovare storie innovative o idee che possano attirare l’attenzione dei lettori, ma sono convinta che se si è guidati dalla passione, qualcosa di originale può scaturire anche da un semplice vissuto, una sensazione, un’intuizione. L’importante è dare a ciò che si scrive la propria impronta, che può essere affine a quella di altri scrittori, ma non sarà mai uguale. Ricalcare intenzionalmente libri e stili letterari di successo non ha senso, se non li si sente come propri, se non ci si mette in gioco fino in fondo, lasciando sciolte le redini della creatività per entrare nel mondo illimitato del possibile. Ed è lì che scocca la magia.

Cosa ti aspetti dalla pubblicazione in digitale del tuo romanzo?

Beh, la pubblicazione in digitale del mio libro è una bella soddisfazione e sono curiosa di vedere se sono stata in grado di trasmettere la mia anima e il mio mondo ai lettori. Tutto è esperienza, tutto è sfida. Quello che è certo è che, comunque vada, io mi aspetto sempre meraviglie. Del resto, come potrebbe essere diversamente?

Intervista a cura di Giulia Di Re

Artemisia Birch: tra erbe, natura e arte, vi presentiamo l’autrice del nostro primo fantasy
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