È stato il vincitore del nostro primo concorso letterario, “Primavera di Racconti“, organizzato insieme al blog The Bibliophile Girl. Ora è qui per riscattare il suo premio: la pubblicazione di una sua opera con Panesi Edizioni. Che poi, a dirla tutta, forse il premio più grande lo abbiamo avuto noi, conoscendo Alessio Del Debbio, anche dal vivo, e potendo leggere i suoi romanzi. 

Per chi ancora non lo conoscesse ve lo presentiamo attraverso questa intervista, in attesa dell’uscita di Favola di una falena il prossimo 11 gennaio.

È evidente il forte legame, quasi simbiotico, che lega Alessio Del Debbio al mondo della scrittura. Avremo modo di parlarne. In questo primo punto, raccontaci invece dell’Alessio che va oltre la scrittura.

Buonasera a tutti e grazie a Panesi Edizioni per questa opportunità. Mi chiamo Alessio e sono di Viareggio, città che cerco, nel mio piccolo, di valorizzare nei miei racconti e nei miei romanzi, rendendola teatro di avventure amorose, d’amicizia o fantastiche. Il mio approccio alla letteratura è stato graduale e favorito dalla lettura di Lo hobbit alle medie, che mi ha aperto tutto un nuovo mondo (e infatti rimane, tutt’oggi, uno dei miei libri preferiti). Come Francesca di Favola di una falena, mi è sempre piaciuto scrivere, che fosse il diario delle mie avventure con gli amici o i temi scolastici, che erano lunghi otto colonne, scritti in una calligrafia simile all’ostrogoto, e che non riuscivo mai a ricopiare “in bella”, con gran disperazione della mia prof. di italiano alle superiori. Così, quando sono andato all’università a studiare Lettere, ho iniziato a tirar giù delle storie, a volte anche soltanto pensieri, situazioni, frasi o sensazioni provate, lavorandoci sopra e arrivando piano piano a trasformarle in racconti o romanzi compiuti.

Come nasce Favola di una falena, e che rapporti ha con il tuo precedente romanzo Oltre le nuvole?

Favola di una falena racconta le avventure di Jonathan, Veronica e del loro gruppo di amici dopo la fine delle superiori, seguendoli tra la scelta dell’università e la ricerca del lavoro, un periodo non semplice. Liberatorio da un lato, per la fine del liceo e l’inizio di una nuova vita, ma anche incerto, insicuro, un periodo di passi avanti (quasi sempre nel vuoto) e indietro, ma di cui ritengo nessuno debba vergognarsi. Come Veronica, l’importante è provare e mettersi in gioco. Per rubare una frase a Jonathan: “dai propri errori si impara più che dai propri rimpianti”. Gli eventi narrati in Favola di una falena sono successivi a quelli di Oltre le nuvole (che presentava l’ultimo anno di liceo dei ragazzi) e Anime contro (ambientato l’anno precedente agli eventi di Oltre le nuvole) ma i tre romanzi sono autonomi e possono essere letti indipendentemente l’uno dall’altro, concentrandosi ciascuno su aspetti e vicende precise dei personaggi. È stata una scelta che ho deciso a priori, quando ho iniziato a scrivere Favola di una falena, per rendere più semplice la lettura a chiunque si avvicini alle storie di Jonathan e dei suoi amici viareggini.

È immediato rilevare che il perno su cui ruota la grandiosa costruzione del tuo scritto è il concetto di amicizia. Come la definiresti, che posto occupa nella tua personale gerarchia valoriale e quali devono essere, a tuo avviso, i rapporti di forza ed equilibrio fra amicizia e amore?

Esatto, l’amicizia è il motore dell’azione di Favola di una Falena, soprattutto in un’età, come quella di passaggio tra la fine dell’adolescenza e la prima età adulta, in cui i sentimenti e le emozioni provate sono molto amplificate, mancando quel senso di esperienza e lucidità che, a volte (non sempre!), permette agli adulti di valutare con più obiettività certe situazioni. Ho voluto dare un’immagine viva di questi ragazzi e dei loro valori, ragazzi che, pur tra i loro sbandamenti e dubbi, non smettono mai di credere in loro stessi, nei loro sogni e nei loro amici. Ali della stessa aquila in volo verso l’infinito. Personalmente considero l’amicizia un valore importante nella vita di ognuno di noi, un sentimento puro e al tempo stesso imperfetto e fragile, come gli esseri umani, che possono elevarla a valore di vita o ridurla a mero opportunismo, ma di certo un sentimento vivo e pulsante, che spinge molti di noi ad andare avanti, sapendo di non essere soli. A dirla tutta, amicizia e amore a volte si confondono (Francesca lo sa bene!), in fondo l’amicizia è una forma d’amore e tanti amori (nel senso di relazioni serie) nascono da solide o vecchie amicizie. Da scrittore, ma prima ancora da persona, sono contrario a fissare dei limiti e mi piace pensare che nella vita possano esistere tante sfumature di colori e di sentimenti, che a volte neppure noi riusciamo a comprendere del tutto, indipendentemente dall’etichetta che si vuole apporre ad essi.

I protagonisti di Favola di una falena sono figure a tutto tondo, vive, difficili da interpretare solo come pure invenzioni, per quanto brillanti. Hai utilizzato dei modelli realmente esistenti per tratteggiarli? E qual è, sotto sotto, quello a cui sei più affezionato o in cui ti riconosci di più? E quello che vorresti essere?

Dietro ai personaggi di Favola di una falena c’è un notevole lavoro di preparazione, non tanto del loro aspetto fisico, quanto dell’aspetto caratteriale e comportamentale, ma ormai, dopo qualche anno che scrivo di loro, ho imparato a conoscerli e conosco le loro reazioni. Tutti i protagonisti possiedono delle qualità che ho ripreso da persone incontrate nella vita, a volte anche da incontri fugaci che però mi hanno colpito, per quanto non vi sia una correlazione diretta tra personaggio e persona reale; mi sono divertito infatti a mescolare alcuni tratti per creare dei personaggi autonomi. E a ognuno, ammetto, ho dato qualcosa di me, fosse il bisogno di scrivere di Francesca o il senso di responsabilità di Leonardo. Credo di essere affezionato a tutti loro, come se fossero davvero miei amici reali, ma se dovessi sceglierne uno per fare un “cambio di vita” confesso che vorrei essere Jonathan e possedere un po’ del suo estro e della sua malcelata irriverenza (anche se a volte lo mette nei casini!).

Credo che non sia facile raccontare di giovani senza cadere nella tentazione, perché no, anche fertile, di lasciare loro un messaggio o indicare loro una possibile strada. È quello che hai inteso fare anche tu? Un consiglio che daresti ai giovani d’oggi, a tutti i livelli?

Lungi da me fare il maestrino e ritenermi portatore di verità assolute, ma di certo ogni scrittore, a modo suo, ha piacere di lasciare un messaggio nelle sue opere, sperando che venga recepito e che possa essere utile a qualcuno. Indicare una strada è sempre difficile, per cui quello che posso dire è, come dice Ottone a Veronica, di avere fede. In voi stessi, prima di tutto, anche se sempre più spesso questa società mortifica l’individuo e le sue capacità, e anche nei vostri sogni. Se non siamo i primi a crederci, difficilmente ci crederà qualcun altro e riusciremo ad andare avanti. E, di conseguenza, non arrendersi, anche quando tutto sembra andare male. Come scrivevo sopra, Favola di una falena è una grande storia d’amicizia e spero che molti lettori possano ritrovarsi in Jonathan e nei suoi amici, scoprire che le loro storie, le loro emozioni, i loro turbamenti non appartengono soltanto a loro ma sono propri di un’intera generazione di cuori ardenti, che la solitudine è solo uno spauracchio da cui non devono farsi sconfiggere e che c’è sempre qualcuno (un amico, un familiare, una persona speciale, forse anche un libro) disposto a credere in loro e a condividere assieme il cammino. Forse ci vorrà tempo, pazienza e fatica, ma tutti i bruchi diventano falene prima o poi.

Nel tuo blog I mondi fantastici, non meno che nella tua attività di scrittore, ti occupi soprattutto di fantasy, ma anche di New Adult come Favola di una falena. Pensi vi sia qualche collegamento fra i due generi, o è una relazione eterogenea dettata dal gusto personale?

Personalmente scrivo ciò di cui mi va di scrivere, sia di genere fantastico o una storia vissuta. Come tutti, sia da lettore che da scrittore, ovviamente ho le mie preferenze e le mie aspettative (ad esempio mi piacciono i fantasy avventurosi e sanguinosi, non romantici!) e al momento sia il fantasy che il New Adult incontrano i miei gusti. A livello editoriale, entrambi sono settori che si reggono sugli acquisti dei giovani lettori, ma credo che possano esserci spunti interessanti anche per un lettore più adulto. Infine ammetto che un progetto su cui sto lavorando prevede l’incrocio tra i due generi, con un Jonathan più grande (protagonista di Oltre le nuvole e Favola di una falena) che si ritrova… in un mondo fantastico.

Tu sei il vincitore del nostro primo concorso letterario Primavera di Racconti, e il presente romanzo ne è il frutto. Ma sappiamo che detieni anche diversi altri riconoscimenti. Come ti approcci ai concorsi letterari, e come vivi la sana competizione artistica? È una strada che consiglieresti a giovani autori in cerca di affermazioni?

Credo che i concorsi letterari siano una buona occasione, sia per gli scrittori che per gli editori. Questi ultimi, infatti, possono scoprire persone di talento; gli scrittori, dal canto loro, hanno molteplici vantaggi. Il primo, come detto, è la possibilità di presentare un loro lavoro, anche se breve, all’attenzione di una casa editrice, che di certo lo leggerà e valuterà con attenzione in vista della proclamazione del vincitore. L’altro vantaggio è più personale, ma non per questo meno importante, ed è la possibilità di confrontarsi con se stessi, obbligandosi a scrivere un racconto che rispetti determinate caratteristiche (di lunghezza, di tematica, di genere, ecc.), un esercizio di scrittura da non sottovalutare che ha il merito di far lavorare la mente e la creatività di un autore, mettendosi alla prova, magari con un genere diverso dal solito o con una tematica su cui non aveva ancora riflettuto.

Cosa riserva il futuro per l’Alessio uomo e scrittore? Dacci qualche bella notizia sui progetti in cantiere.

Ho tanti progetti che spero di riuscire a concretizzare quanto prima, soprattutto a livello di letteratura fantastica. Al momento sto lavorando su un romanzo urban fantasy ambientato tra Viareggio e la Garfagnana, recuperando tradizioni locali e inserendole in una trama complessa, con riferimenti alla mitologia nordica e alla leggenda degli ulfhednar. Inoltre continuo a scrivere racconti, mettendomi alla prova con temi differenti, ma non mi dispiacerebbe, magari il prossimo anno, riprendere le avventure di Jonathan, Veronica e degli altri e scoprire cos’altro hanno da combinare. Del resto, la letteratura è come la vita, non finisce mai, ma dopo ogni svolta c’è sempre una nuova strada.

Intervista a cura di Daniele Pollero

Alessio Del Debbio: il vincitore di “Primavera di Racconti” torna con il suo nuovo romanzo, “Favola di una falena”
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